Le riserve di acqua dolce nel mondo, l’oro blu spiegato in cifre

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Vi sarà capitato sempre più spesso, negli ultimi anni, di imbattervi in espressioni come l'oro blu in riferimento all'acqua. Se ne parla come di un bene prezioso, sempre più oggetto di campagne di sensibilizzazione contro gli sprechi. Eppure guardandoci intorno, tra piogge, fiumi, laghi e mari, siamo letteralmente circondati dall'acqua. Esattamente le risorse idriche occupano ben il 71% della superficie terrestre. Ciononostante nel mondo numerosi Paesi vivono situazioni di scarsità idrica senza precedenti. L'isola di Tuvalu (post del 25 ottobre 2011) di recente ha dichiarato lo stato di emergenza per l'assenza di precipitazioni.

Ci si potrebbe chiedere come mai su un'isola l'acqua scarseggi. La risposta è che gli impianti di desalinizzazione hanno dei costi elevati e di quel 71% che abbiamo menzionato prima ben il 97,5% è costituito proprio da acqua salata. Per vivere, dissetarci, cucinare e lavarci ci occorre invece l'acqua dolce, il bene più prezioso ma anche quello meno visibile e meno accessibile. Pensate che nei fiumi e nei laghi è localizzato appena lo 0,3% di tutta l'acqua dolce. Una quantità davvero irrisoria che corrisponde a qualcosa come lo 0,008% dell'acqua totale presente sulla Terra. Il resto si trova immagazzinato per il 68,9% nei ghiacciai e nelle nevi perenni e per il 29,9% nelle falde acquifere sotterranee.

A questo punto si potrebbe pensare che ce n'è comunque a sufficienza per tutti ma dobbiamo considerare un altro importante fattore quando valutiamo la disponibilità idrica nel mondo: la distribuzione geografica delle risorse idriche. Non c'è acqua nella stessa quantità dappertutto.

L'acqua dolce abbonda nei bacini siberiani, nella regione dei Grandi Laghi in Nord America. Persino in Africa, anche se siamo portati a pensarlo come un continente arido, ci sono enormi riserve, ad esempio nei laghi Tanganika, Vittoria e Malawi.

Oltre ai laghi, un'altra grande fetta di risorse idriche utilizzabili la detengono i grandi fiumi. Pensate che il Rio delle Amazzoni, il Gange, il Congo, lo Yangtze e l'Orinoco possiedono ben il 27% del totale.

Abbiamo menzionato fiumi e laghi che attraversano aree depresse della Terra eppure la popolazione dei Paesi in via di sviluppo spesso non ha accesso all'acqua potabile, con gravi conseguenze sulla salute pubblica. La mancanza di servizi igienici adeguati porta infatti allo sviluppo di focolai di epidemie ed accresce la mortalità infantile.

Questa difficoltà di accesso alle risorse si spiega con il divario nello sviluppo d’infrastrutture idriche tra i Paesi sviluppati ed i Paesi del Sud del mondo. In sostanza mancano le reti idriche: pozzi, reti fognarie, tubature, depuratori che consentano alla popolazione l'accesso all'acqua potabile. Come è facile intuire, i disagi si fanno sempre maggiori via via che ci si allontana dalle città verso i centri rurali interni, piccoli e poco serviti. In molti villaggi dell'Africa, per procurarsi dell'acqua per cucinare si è costretti a camminare per chilometri sotto il sole cocente fino al pozzo più vicino.

Attualmente ci sono 1 miliardo e 400 milioni di persone che nel mondo non hanno accesso all'acqua potabile. Nel 2025 saremo oltre otto miliardi e questa cifra di conseguenza crescerà, arrivando a sfiorare i 3 miliardi.

Nei Paesi occidentali l'acqua potabile è invece ampiamente disponibile. È proprio questa reperibilità facile che ci porta a sprecare l'oro blu senza ritegno. È sorprendente il divario che c'è tra il consumo medio di acqua di un cittadino nordamericano ed uno africano. A New York si consumano mediamente 1700 metri cubi di acqua all'anno a fronte di appena 250 metri cubi pro capite dei Paesi africani.

In Italia sprechiamo decisamente meno degli States ma pur sempre cifre nettamente più alte dell'Africa: circa 1200 metri cubi all'anno. Ci occorrono 40 litri di acqua soltanto per fare una doccia, una quantità che ci può sembrare irrisoria ma che in molti Paesi asiatici ed africani è sufficiente a garantire la sopravvivenza per settimane a più di una persona.

Accennavamo sopra alla mancanza di infrastrutture nei Paesi poveri. Ebbene, il rubinetto in casa per molti è ancora utopia. Ne sono sprovviste 800 milioni di persone. Non è di semplici disagi che stiamo parlando: la mancanza di acqua immediatamente disponibile e pulita provoca 200 milioni di morti all'anno solo tra i bambini.

Bere acqua contaminata provoca infatti infezioni, dissenteria, epidemie di tifo e colera, epatite e diverse malattie gastrointestinali.

La scarsità idrica è destinata ad aggravarsi, a giudicare dall'aumento dei consumi che sono raddoppiati dal 1900 ad oggi. Nei Paesi africani ed asiatici la disponibilità d'acqua è scesa rispettivamente di tre quarti e di due terzi. Ci sono Paesi, come il Burkina Faso, in cui ben il 78% della popolazione non ha accesso all'acqua.

Gli sprechi ed i periodi di siccità prolungata in estate stanno portando a diminuire le riserve di acqua dolce anche in Italia. Se prima avevamo a disposizione 2700 metri cubi pro capite oggi siamo scesi a quota 2000.  Ecco perché è fondamentale non sprecare acqua per i consumi domestici, per gli usi industriali ed in agricoltura.

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