Niger: il lungo viaggio dei bambini alla ricerca di acqua per placare la sete

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Un articolo del New York Time riporta la quotidianità dei bambini del Niger: ogni giorno, sotto un sole rovente camminano, per chilometri, alla ricerca della rarissima acqua. Molti di loro saltano la scuola. La loro educazione è a rischio. Così come il futuro del paese.

Le guerre tengono i bambini lontano dalla scuola. Come le malattie. Ma in Niger, un paese arso dal sole in cui la siccità si verifica con una frequenza allarmante, uno dei principali ostacoli all'educazione è il lungo viaggio necessario per placare la sete.

La giornata scolastica era già iniziata, una mattina di poco tempo fa, mentre una processione di piccoli bimbi a dorso di asini, tutti in età scolare, si faceva strada su un campo sabbioso, unendosi ad altri giovani riuniti con i loro animali attorno a delle profonde buche scavate nel terreno.

Le scarse precipitazioni hanno prosciugato le campagne e la ricerca di acqua è diventata sempre più difficile. L’impegnativo compito di trovare l’acqua viene spesso dato ai bambini del Niger, alcuni dei quali hanno solo 10 o 11 anni. A dorso di asini percorrono anche otto chilometri nelle assolate pianure, con enormi taniche di plastica, alte quasi quanto loro, legate ai lati degli animali. Più lavorano, più vuote diventano le aule scolastiche del Niger orientale.

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Sono i miei genitori che mi mandano", ha detto Sani Abdu, 11 anni, strizzando un occhio per proteggersi dal sole che già al mattino è cocente. Un gonfiore gli aveva chiuso l'altro. Dai fangosi pozzi di Baban Tapki fino a margini di Zinder, dove si trova la sua scuola rurale, il percorso è lungo: arriva alle dieci, con ben due ore di ritardo. Sani invidia i suoi coetanei che non debbono fare la "corvée de l'eau" la corvè dell’acqua, come viene chiamata qui - il trekking, e la raccolta dell’acqua con ciotole o secchi, con una corda, dai profondi pozzi.

E' faticoso e anche pericoloso; a volte i bambini perdono l’equilibrio e cadono nei pozzi.
 "Gli altri sono più avanti di me (a scuola), ma devo prendere l'acqua", ha detto Sani parlando dei suoi compagni di classe che non devono fare la corvè e riescono ad arrivare a scuola in orario.
 Secondo l’Indice di sviluppo delle Nazioni Unite, il Niger è il penultimo dei Paesi al mondo per sviluppo, ed è soggetto a siccità e carestie. Solo negli ultimi dieci anni, ci sono state tre carestie gravi legate alla scarsa piovosità e agli attacchi di insetti e quest'anno un terzo della popolazione sarà probabilmente in situazioni di carenza grave di cibo.
 Un deficit nelle precipitazioni l'anno scorso - la breve stagione delle piogge è finita presto, e le piogge sono state rare e irregolari – ha lasciato il paese senza laghetti superficiali da cui molti dei 17 milioni di abitanti del Paese, come la maggior parte degli agricoltori di sussistenza, dipendono. Quasi un terzo della popolazione deve ora affrontare un deficit alimentare. Ma l’emergenza più immediata è il bisogno di acqua, e visto che pozzi sono sempre più difficili da trovare, la ricerca grava sulla generazione più giovane.
 Nei distretti rurali intorno a Zinder, la seconda città del Niger, fonti ufficiali dicono che quasi la metà degli studenti ha abbandonato le aule, che non sono altro che semplici capanne di canne secche piantate sulla sabbia.

"E' l'acqua che li tiene fuori dalla scuola", ha detto Salissou Sahirou, un funzionario del Ministero dell’educazione in Baban Tapki.
 "Tutte le scuole qui sono paralizzate", ha dichiarato Sylvain Musafiri, un alto funzionario delle Nazioni Unite a Zinder.
 Nelle aule di fortuna che spuntano dal deserto a Garin Gona, quasi tutti i bambini hanno alzato le mani quando la loro insegnante ha chiesto quanti erano venuti in ritardo a causa della corvè dell’acqua.

Oumaraou Lawali, 11 anni, con gli occhi spalancati, ha spiegato come si fosse svegliato alle 4:30 del mattino per farsi tre miglia a piedi per prendere l’acqua e che, dopo scuola, avrebbe dovuto rifare il viaggio. "Di sera, sono stanco", ha detto. "Sfinito".
 Spesso, ha detto l'insegnante, Maman Boukari, i bambini si addormentano davanti ai suoi occhi.
 La ricerca dell'acqua è una costante, sia negli anni buoni sia in quelli cattivi, visto che l'80% della popolazione non ha acqua corrente. Ma quest'anno, "è peggio, e non sta migliorando", ha detto un altro maestro, Barki Hima.

"E' il sole, sempre sole. Quest'anno è veramente difficile. I bambini stanno arrivando a scuola con almeno due ore di ritardo". 
A Zinder, una metropoli polverosa di circa 350.000 abitanti vicino al confine con la Nigeria, la scorsa primavera ci sono stati scontri proprio per la mancanza di acqua. I cittadini, esasperati, hanno bruciato pneumatici ed eretto barricate di pietre nelle sabbiose strade di questa storica città. A fine marzo, gli uffici della compagnia idrica statale sono stati assaltati.
 Agli angoli delle strade con fontane pubbliche, l'acqua viene imbottigliata e venduta, quindi le fontane si prosciugano come nel resto del Paese. Pochi pomeriggi fa, uomini e ragazzi hanno cominciato a raccogliere acqua da un lago di acqua piovana sporca ai margini della città.
 Tutti si preoccupano per la mancanza di acqua, ma sono i bambini, specialmente le bambine, che hanno il compito di cercarla. I più poveri dei poveri mandano i figli fuori. Così fanno i loro capi, che sono troppo assetati e disperati ogni giorno per la mancanza di acqua.


"Sono i miei figli che prendono l'acqua", ha detto Titi Malla Adamou, il capo del villaggio di Tsoungounia. "Questo è un problema per tutti, dai più piccoli ai più grandi." 
Pochi mettono in dubbio questo sistema in un paese con uno dei più alti tassi di natalità del mondo e uno dei più alti tassi di crescita demografica, dove le donne hanno in media sette figli a testa.
Con così tanta scarsità in Niger, due terzi del quale si trova nel deserto del Sahara, c'è invece un abbondanza di bambini.

"Ho dovuto inviare i miei figli a cercare l'acqua", ha detto Ado Louche, un funzionario di scuola superiore nella regione di Zinder.
Cresce il numero di bambini a caccia di acqua e il loro futuro diventa sempre più precario. Dopo un anno di scuola in un villaggio fuori Zinder, Zuero Mutari, 13 anni, ha dovuto smettere nove anni fa, in un periodo di grave siccità, proprio per trovare acqua per la sua famiglia. La scuola "mi interessa, perché vedo gli altri andare", ha detto Zuero, che guida un carro carico di taniche e trascorre la sua giornata a caccia di acqua.
 Al pozzo di Baban Tapki, tre bambine, sorelle, hanno dichiarato che nessuna di loro aveva mai frequentato la scuola.

"Ci siamo segnate, ma non andiamo", ha detto Maria Bugagi, 12 anni, accanto alle sue sorelle più giovani Balik e Rahila. "Dobbiamo cercare l'acqua." Le lunghe ricerche per portare l'acqua a casa portano anche timori di violenze sessuali.

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