Agricoltura e tecnologia, una storia dal futuro roseo

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Quello tra agricoltura e tecnologia è un connubio che dura da circa sessanta anni e destinato ad avere un futuro roseo ancora per molto tempo.

Tutto è iniziato dopo la Seconda guerra mondiale, quando fu messo in campo un approccio innovativo al lavoro nei campi finalizzato all’aumento della produzione: impollinazione incrociata, fertilizzanti, prodotti fitosanitari, nuove metodologie di irrigazione e grandi macchine agricole furono alla base della cosiddetta ‘rivoluzione verde’ di quegli anni.

Un altro passo in avanti fu fatto negli Anni Settanta con l’utilizzo in agricoltura di nuovi strumenti come i sensori elettronici, le tecnologie informatiche e di telecomunicazione e, un ventennio dopo, il Gps grazie ai quali è stato possibile trattare terreni eterogenei in maniera diversificata in base alle specificità del terreno stesso.

La tecnologia ha permesso così la nascita dell’agricoltura di precisione, il cui obiettivo è aumentare la resa delle colture e, allo stesso tempo, gestire al meglio lo sfruttamento delle risorse disponibili attraverso l’utilizzo di sistemi computerizzati che permettono di analizzare le singole porzioni di terreno e programmare, ad esempio, il rilascio di fertilizzante in dosi variabili adatte alle esigenze delle singole porzioni di terreno evitando così sia il rilascio di troppa sostanza – che vorrebbe dire, oltre allo spreco di fertilizzante, anche un maggiore danno per l’ambiente – sia il rilascio di una quantità insufficiente.

Innovazioni, queste, che hanno permesso quindi di ridurre i costi in agricoltura e un maggior rispetto per l’ambiente e, grazie ai nuovi sviluppi della tecnologia, si può ancora fare molto in entrambe le direzioni, sfruttando ad esempio i droni e le applicazioni per smartphone. I primi, come ha spiegato Paolo Menesatti, direttore di Ingegneria agraria del Cra, equipaggiati con videocamere, sensori multispettrali, Gps e magnetometri, consentono il monitoraggio dello stato fitopatologico e idrico delle colture e della presenza di animali selvatici, così come potrebbero essere utilissimi strumenti per sorvegliare e localizzare le mandrie di bovini lasciati allo stato. Grazie alle applicazioni per smartphone, poi, le aziende agricole avrebbero un più facile accesso alla rete e a potenziali clienti.

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