Agricoltura sociale e civica, un sostegno prezioso per lo sviluppo sostenibile delle comunità
Data: 3 agosto 2012 | Di: Redazione
Categoria: Agricoltura

L’agricoltura non si limita a produrre beni di consumo: dalla coltivazione alla vendita, passando per le fasi di trasformazione e conservazione, il processo agroproduttivo crea infatti una fitta rete di relazioni, offre servizi sociali, si fa portatrice di valori e culture locali sostenendo lo sviluppo armonico delle comunità. Tutte funzioni del settore primario ben sintetizzate nel concetto di agricoltura sociale, un sistema produttivo eticamente corretto e sostenibile nel tempo per le risorse ambientali, per il capitale umano e per le economie rurali.
La realtà agricola diventa terreno fertile per la riabilitazione di gruppi sociali altrimenti emarginati ed esclusi dai processi produttivi e dalla vita relazionale. Negli ultimi anni sono cresciute in tutta Italia le piccole imprese agricole a conduzione familiare e le cooperative che offrono processi riabilitativi e di integrazione ai detenuti, ai diversamente abili, agli anziani soli, alle vittime di dipendenze e agli immigrati. È il caso del progetto di recupero sociale avviato in Valdera di cui vi parlavamo non molto tempo fa.
Generalmente l’agricoltura sociale predilige le coltivazioni biologiche, stagionali ed i canali di vendita a km zero e la filiera ultra-corta. Coltivare la terra è un modo per riavvicinarsi alla natura, riacquistare fiducia nelle proprie capacità, sviluppare nuove abilità ed instaurare nuovi legami, più solidi e duraturi, in un ambiente sociale più rilassato e meno competitivo.
L’agricoltura sociale non a caso si distacca dalla produzione industriale, concentrandosi sulla qualità dei prodotti e sull’esperienza umana e riabilitativa insita nel processo produttivo più che sul prodotto finito e sulla resa.
Un ruolo attivo dell’uomo nel processo produttivo del cibo che ritroviamo anche nell’agricoltura civica altamente partecipativa, incentrata sul benessere della persona e sul rapporto di fiducia tra produttore e consumatore.
Dai gruppi di acquisto solidale (GAS) ai farmers’ market, dai giardini condivisi alle fattorie didattiche, l’agricoltura si fa strumento di conoscenza, condivisione e consapevolezza.
Negli ultimi anni stiamo assistendo non a caso al boom di orti urbani. I cittadini avvertono sempre più forte l’esigenza di riappropriarsi e conoscere la provenienza e la genuinità dei prodotti agroalimentari, ricorrendo agli orti condivisi, alla coltivazione sui tetti e sui balconi e a diverse altre forme di autoproduzione, aggregative e non.
Dalla zappata romana al progetto Orti Urbani di Coldiretti e Terra Nostra si moltiplicano le iniziative di associazioni e Comuni per riassegnare all’agricoltura civica lo spazio pubblico inutilizzato in città, con obiettivi ricreativi e aggregativi, per risparmiare sulla spesa di frutta e verdura e tornare a fidarsi del cibo, conoscendone la provenienza e le modalità produttive, rispettose dell’ambiente e della qualità nutrizionale.
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