Alghe, insetti e meduse, il cibo del futuro

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Le modalità di produzione alimentare attuali hanno dato prova di non essere sostenibili e sono assolutamente inadatte a garantire cibo a sufficienza ad una popolazione che sta crescendo in maniera esponenziale e che raggiungerà i 9 miliardi di persone entro il 2050.

È necessario trovare delle alternative che dovranno essere in grado di garantire la sicurezza alimentare alla crescente popolazione mondiale. Si fa sempre più reale, quindi, la possibilità di ricorrere a materie prime ‘non convenzionali’ grazie alle quali produrre cibi ‘nuovi’ e altamente nutrienti e l’attenzione dei ricercatori si orienta sempre di più verso lo sfruttamento a livello industriale di alghe, insetti e meduse, che sembrano essere le risorse migliori per iniziare una vera e propria rivoluzione della dieta.

Molte popolazioni utilizzano già queste ‘materie prime’, anche per l’alimentazione umana, ma non è questa la direzione presa dalla ricerca. Solo le alghe, infatti, potrebbero entrare a far parte direttamente della nostra alimentazione, e in particolar modo la spirulina, alga particolarmente ricca di vitamine e proteine che già viene utilizzata come additivo e come componente di prodotti erboristici. Il suo prossimo utilizzo potrebbe essere per la creazione di alimenti nutraceutici, ma manca ancora una filiera di produzione che possa rendere la coltivazione di questa alga, che necessita di un ambiente controllato, economicamente sostenibile anche in quelle parti del mondo che non hanno le condizioni climatiche adatte, come l’Italia dove la spirulina è coltivata fin dagli anni settanta.

La ricerca su insetti e meduse si sta orientando sempre di più verso l’alimentazione animale. In Brasile e in Sud Africa già da tempo si producono farine proteiche per l'alimentazione ovicola e per l'acquacoltura e le analisi condotte su alcuni campioni importati hanno dimostrato che queste farine hanno le stesse proprietà organolettiche e nutrizionali dei tradizionali mangimi. Anche le meduse sono utilizzate già da tempo da alcune popolazioni asiatiche e, oltre all’alimentazione animale, potrebbero essere sfruttate anche per l’estrazione di sostanze bioattive e per la valorizzazione delle biomasse.

Ma la strada da percorrere per far partire la rivoluzione alimentare è ancora lunga, e non solo per i rischi legati alla sicurezza alimentare e alle allergie, ma soprattutto per quanto riguarda l’aspetto normativo.

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