Allarme glifosato nelle acque italiane

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E' allarme pesticidi nelle acque italiane: sotto accusa è il glifosato che viene ritenuto probabilmente cancerogeno dalla Oms (Organizzazione Mondiale della Sanità). A lanciare l'allarme è l'Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale secondo cui le acque italiane monitorate, superficiali e sotterranee, evidenziano percentuali troppo alte di pesticidi.

Nello specifico, sempre secondo i dati Ispra, le acque superficiali ovvero quelle di fiumi, laghi e torrenti contengono pesticidi nel 64% dei 1.284 punti monitorati (con un aumento del 7% rispetto al 2012); quelle sotterranee nel 32% dei 2.463 punti studiati (erano il 31% nel 2012). Ci sono zone decisamente più inquinate, per esempio quelle della pianura padano-veneta, ma non è una coincidenza: è questa una zona dove i monitoraggi sono molto più intensi e più alta è, quindi, anche la probabilità di trovare qualcosa di anomalo nelle acque.

E tra i prodotti sotto accusa che più spesso si trovano nelle acque c'è appunto il glifosato al centro di un dossier pubblicato dalla Efsa (l'Autorità europea per la sicurezza ambientale) che ha di fatto smentito quanto affermato dalla Oms, negando un collegamento certo tra l'utilizzo di questo pesticida e l'insorgenza di tumori nelle persone. La situazione è ancora molto critica e l'Ue dovrà decidere entro giugno se prorogare l'autorizzazione all'uso di questo diserbante. In attesa di conoscere il futuro del glifosato, l'Ispra lancia un allarme da non sottovalutare indicandolo come fra i principali responsabili del superamento dei limiti di qualità ambientale. E quello che più preoccupa è la sua presenza nelle acque sotterranee e nelle falde profonde.

Un aspetto strano in tutta questa vicenda c'è e vale la pena sottolinearlo: l'aumento dell'inquinamento dell’acqua è in controtendenza con i dati sulle vendite dei pesticidi che sono scese del 12% negli ultimi quindici anni.

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