Batteriosi del kiwi, i progressi della ricerca su prevenzione e cura

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Dal primo caso di Psa (Pseudomonas syringae pv actinidiae), ovvero la batteriosi del kiwi, registrato nel Lazio nel 2008, in Italia la presenza della malattia è andata costantemente aumentando, ma le ultime ricerche in merito mostrano che, attraverso delle buone pratiche agricole, è possibile tenerla sotto controllo mantenendo una produzione sostenibile.

Anche se, infatti, la batteriosi non ha avuto un impatto disastroso sul mercato del kiwi, per i coltivatori la sua crescente incidenza ha causato un aumento dei costi di produzione (come conseguenza della necessità di prodotti e di mezzi tecnici adeguati alla cura del Psa) accompagnata ad una minore resa degli impianti.

Allo stesso tempo, in questi ultimi anni, si sono intensificate le ricerche e gli studi su questa malattia che, anche se ancora non hanno portato ad una soluzione definitiva per la batteriosi, hanno identificato una serie di pratiche e di accorgimenti preventivi che possono limitare il contagio. Tra queste, il progetto “Ricerche su Psa del kiwi” coordinato da Crpv e cofinanziato dalla Regione Emilia Romagna.

Psa del kiwi, come si manifesta la malattia

La batteriosi del kiwi, malattia causata dal batterio Pseudomonas syringae pv. Actinidiae, del quale ancora non si conosce l’origine, provoca inizialmente dei cancri e degli essudati sulla pianta, e, nel periodo primaverile, delle maculature sulle foglie. Le piante colpite dalla malattia muoiono in breve tempo.

Prevenzione della Psa del kiwi

La ricerca condotta dal Crpv ha mostrato come la gestione agronomica dell’impianto sia di fondamentale importanza nella prevenzione e nel contenimento della malattia. In primo luogo si è riusciti ad identificare il polline, e non i frutti, come principale veicolo di trasmissione della malattia. Motivo per cui agli agricoltori viene consigliato di farne un uso oculato.

In secondo luogo, è stato dimostrato che anche l’irrigazione riveste un ruolo fondamentale nella diffusione della malattia, in quanto un’alta percentuale di umidità relativa del sottochioma ne favorisce lo sviluppo: il miglior metodo di irrigazione per i kiwi è quello a goccia, che permette di mantenere sotto controllo l’umidità delle piante ed evitare accumuli di acqua.

Il terzo cardine della prevenzione della batteriosi del kiwi è la concimazione: da evitare assolutamente le concimazioni azotate, che sembrano favorire lo sviluppo  dei batteri e ne rendono più gravi i sintomi.

La cura della Psa del kiwi

Non esiste, al momento, una soluzione definitiva per la batteriosi del kiwi. Acquista, quindi, un’importanza fondamentale il tempestivo riconoscimento dei sintomi per poter precedere tempestivamente alla pulizia della pianta o delle piante colpite.

Una volta che la malattia è stata identificata, se ne può contenere lo sviluppo eliminando le parti sintomatiche o le intere piante malate che dovranno poi essere bruciate in loco. Le piante, inoltre, vanno protette, soprattutto dopo gli interventi di potatura o in previsioni di forti piogge, con prodotti rameici che si sono dimostrati più efficaci di altre tipologie di preparati e, inoltre, non creano problemi di fitotossicità né di resa

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