Bioenergie, è possibile ridurne ulteriormente l’impatto ambientale?

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Ad oggi, lo sviluppo e la diffusione delle bioenergie, dopo le prime difficoltà iniziali, hanno raggiunto un buon livello, tanto che si inizia seriamente a considerarle come una delle alternative più efficaci per la riduzione dell’impatto ecologico della produzione di energia da materie fossili.L’utilizzo di bioenergie ha degli evidenti vantaggi sul piano ambientale rispetto ai combustibili tradizionali, ma, in una previsione a lungo termine in cui si immagina una produzione su larga scala di energia da fonti rinnovabili, è necessario anche considerare qual è il loro impatto ambientale.Proprio di questo si è occupato un recente studio effettuato nell'ambito del progetto Ecobiogas, della Regione Lombardia - DG Agricoltura, che mette in luce come, confrontando gli effetti della produzione di energia con materie prime rinnovabili o con quelle tradizionali su 18 categorie di impatto, per alcune di queste quello delle bioenergie è risultato maggiore. Le principali cause di questo fenomeno sono due: da un lato la gestione dei reflui zootecnici, e, dall’altro, la produzione al campo.I reflui zootecnici Utilizzando i digestatori anaerobici per la trasformazione delle biomasse residuali dell’allevamento, permette di ottenere il digestato, la cui parte solida è un fertilizzante con le stesse caratteristiche e la stessa efficacia di un tradizionale fertilizzante di sintesi, da utilizzare al posto di questi o del liquame.Il digestato può essere utilizzato anche in copertura, il che permette il totale azzeramento dell'utilizzo di fertilizzanti chimici, e, essendo applicabile anche per iniezione, si minimizzano le perdite di ammoniaca in atmosfera. La digestione anaerobica dei reflui zootecnici presenta, inoltre, un’altra serie di vantaggi che derivano dallo stoccaggio dei reflui in vasche chiuse che accelerano la biodegradazione, riducono praticamente a zero le emissioni di gas serra e di composti organici volatili e quindi degli odori.Coltivazione delle piante energeticheLa riduzione degli impatto della coltivazione di energy crops (piante coltivate al preciso scopo di produrre energia e non cibo) deriva dalla scelta delle piante: una sensibile riduzione è stata dimstrata grazie all’utilizzo di piante come la canna comune (Arundo donax L.), che si caratterizza proprio per la resistenza agli agenti atmosferici e agli attacchi patogeni e anche altamente produttiva.

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