Biomasse, un elevato potenziale messo a rischio dalle nuove tariffe

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Pro e contro. Vantaggi, difficoltà e incentivi che non ‘incentivano’. Il comparto della produzione di energia elettrica da biomassa solida in Italia vanta una potenza totale installata pari a 590 MW.Si tratta di un dato importante, che acquisisce ancora più rilevanza se si sottolinea il fatto che in confronto alle altre fonti rinnovabili (eolico e fotovoltaico) la biomassa solida è l’unica capace di garantire continuità di esercizio per oltre ottomila ore l’anno, con produzioni costanti e programmabili giacché non dipendente da fattori climatici e ambientali. Si tratta pertanto di un vero e proprio settore ‘industriale’ dalle grandi potenzialità, sia ambientali, in quanto contribuisce ad una buona manutenzione del patrimonio boschivo, che economiche.Questi sono i pro, ma come dicevamo occorre valutare una serie di ‘contro’. Il comparto è oggi messo a rischio dal nuovo sistema di tariffe incentivanti. Un sistema che sostituirà i Certificati verdi a partire dal primo gennaio del prossimo anno.La misura, contemplata nel decreto ministeriale Fer, potrebbe affossare tutta la filiera. La clausola di salvaguardia che dichiara la soglia di 5,8 miliardi di euro come costo indicativo massimo annuo superato il quale non vengono più riconosciuti nuovi incentivi, appare oggi inadeguata.L’attuale situazione registra (dal 2012) un’importante calo dei prezzi dell’energia da biomasse solide ma minori incentivi in confronto alle altre fonti energetiche. Questa l’analisi del settore presentata al convegno ‘Biomasse solide per l’energia: un settore industriale da tutelare’, promosso dal neo comitato Energia da biomasse solide (Ebs), nato per volontà dei principali produttori italiani di energia elettrica da biomasse solide.Simone Tonon, portavoce del comitato Ebs, ha evidenziato quelle che sono le prospettive di crisi per il settore. Prospettive sempre più concrete con l’avvicinarsi del prossimo anno. Serve un deciso intervento di adeguamento. Senza di esso tutto il comparto, e in particolare la filiera di approvvigionamento della biomassa, crollerà. Sorge dunque l’urgenza di trovare soluzioni, in linea con le nuove disposizioni europee, che consentano agli operatori di continuare a operare.Al centro dell’intero dibattito c’è stata la necessità di ritrovare l’indispensabile riallineamento degli strumenti agli obiettivi. Gli impianti medio-grandi di biomasse per energia hanno portato ‘sulle proprie spalle’ con forza l’intero settore in Italia, ma l’occupazione e gli investimenti per questo indotto negli ultimi anni stanno sostanzialmente diminuendo. Eppure i vantaggi derivanti dalle biomasse solide sono molti. In particolar modo, per il comparto agricolo, si va dalle produzioni agroenergetiche, alla valorizzazione dei terreni marginali, all’impiego dei sottoprodotti. Considerando poi che gran parte delle biomasse impiegate è di provenienza italiana, la destinazione energetica dei prodotti agricoli rappresenta un’occasione di reddito integrativo per l’impresa agricola. Risulta chiaro che al settore delle biomasse deve essere dato un futuro. E per farlo è necessario partire da una giusta gestione delle risorse, adeguando un quadro normativo organico, e non poco dettagliato e aspecifico come l’attuale, che introduca delle misure che consentano di riequilibrare i margini di redditività del settore, permettendone la sopravvivenza ed evitando di mettere a rischio anche i profili occupazionali.

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