Agricoltura, con il caldo calo della raccolta pomodori del 25%
Data: 10 luglio 2012 | Di: Redazione
Categoria: Agricoltura

Sono giorni caratterizzati da temperature elevate quelli che stiamo vivendo. Giorni in cui il caldo la fa da padrone, compromettendo le colture e rendendo dunque le campagne luoghi che risentono degli effetti climatici disastrosi.
In molte zone d’Italia è già emergenza. Parliamo, soprattutto, di aree produttive, adibite a coltivazione. Al Sud, già da qualche tempo, è scattato l’allarme. Il Tavoliere delle Puglie, famoso per la produzione del pomodoro, è una delle zone maggiormente colpite.
Si sa, il pomodoro è una pianta che necessita di particolari esigenze termiche per la fioritura. Le condizioni ideali, in termini di gradi, sono le seguenti: temperature minime di 20°, con progressiva salita a 25-28° durante la fase di crescita e di sviluppo dei frutti. Se la temperatura sale ulteriormente, come sta accadendo, la pianta continua a crescere ma il raccolto sarà per forza di cose ridotto.
Per queste ragioni, al momento le stime fanno registrare una diminuzione della produzione di frutti pari al 25%. Le temperature, più volte, hanno raggiunto i 40°, causando una scarsissima allegagione, nonché un alto tasso di marciume.
Conseguenza del caldo è anche la carenza idrica. Sempre nei pressi del Tavoliere, infatti, si è verificata una riduzione di rese delle falde dei pozzi artesiani, in alcune aree non raggiungibili dal rifornimento operato solitamente dai Consorzi di Bonifica. Le conseguenze sono di proporzioni elevate e i danni potrebbero aumentare: il raccolto di pomodoro, quest’anno, potrebbe deludere di gran lunga le aspettative di chi auspicava che fosse uno dei più prolifici degli ultimi tempi.
La Puglia non è certo l’unica regione in cui le colture agrarie soffrono lo stato di emergenza. Anche Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna sono a rischio siccità. Le risorse idriche nelle regioni menzionate, non riescono a coprire il fabbisogno necessario alla coltivazione, soprattutto a quella che normalmente si svolge nei campi aperti. Così, anche il raccolto di mais è fortemente a rischio. Nel periodo della fioritura, questo cereale ha bisogno di particolari temperature e di un forte apporto idrico. Due fattori predominanti, che al momento sembrano remare contro l’agricoltura. La situazione è figlia delle scarse precipitazioni primaverili, fenomeno che ha impedito l’accumulo di acqua.
Ci si trova ora in una fase in cui c’è bisogno di un surplus di irrigazione per limitare i danni.
I danni per il comparto agricoltura non sembrano essere solo quelli presi in considerazione sinora. Anche il settore ortofrutticolo è in difficoltà, succube dei colpi di calore frequenti che tecnicamente “stressano” le piante, mettendo a repentaglio soprattutto le giovani colture.
Come se non bastasse, il caldo rende anche le piante vulnerabili agli attacchi parassitari.
Nei prossimi giorni, molte regioni potrebbero dichiarare lo stato di calamità naturale, qualora la situazione attuale perduri.
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