Cambiamenti climatici: il WWF lancia l’allarme anche in Italia

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Quando si parla di cambiamenti climatici si pensa sempre alle aree del pianeta più estreme – i deserti come i ghiacciai -  che rischiano si espandersi troppo, nel primo caso, o di scomparire, nel secondo, con delle irreversibili conseguenze sull’aspetto, la fauna e la flora di tutto il pianeta.Ma non è necessario guardare così lontano per capire quanto i cambiamenti climatici in atto stiano già mutando anche la natura italiana.Sta già accadendo e anche velocemente, tanto che il WWF, in occasione della Giornata Mondiale per la Biodiversità che si è celebrata il 22 maggio, ha lanciato un allarme per il nostro paese dove sono a rischio le specie più comuni di piante e animali, come dimostra il Progetto Clima-Osservatorio Oasi avviato nelle aree protette del Panda.I dati sono preoccupanti, ma è ancora possibile intervenire, anche se bisogna fare in fretta e azzerare le emissioni climalteranti nel più breve tempo possibile, soprattutto dopo che in questo ultimo periodo la concentrazione di CO2 nell’atmosfera ha raggiunto le 400 parti per milione, un livello mai raggiunto prima, se non quando l’uomo non era ancora comparso sulla terra.Il rischio di estinzione delle più comuni specie di piante e di animali è stato dimostrato anche da un recente studio pubblicato su Nature Climate Change: se non si ridurranno le emissioni di gas serra potremmo perdere più di un terzo degli animali e metà delle piante oggi conosciuti.Unico modo per evitare che questo avvenga è ridurre  i livelli delle emissioni, riuscendo così a salvarne fino al 60% e il periodo in cui le specie potrebbero aver tempo di adattarsi prolungato di 40 anni.Salvare le specie animali e di piante a rischio di estinzione è di cruciale importanza anche per la sopravvivenza dell’uomo. La flora e la fauna, infatti, sono essenziali per i processi di purificazione dell’aria e dell’acqua, per il controllo delle alluvioni e per il ciclo dei nutrienti.Sono a rischio tutte le zone del mondo, compresa l’Italia.Lo dimostra il progetto Osservatorio Oasi – promosso dal Wwf Oasi in collaborazione l’Università della Tuscia, Uniroma3, con il supporto di Corpo Forestale dello Stato il Museo di Zoologia di Roma e il contributo di Epson e Centro Euromediterraneo per i cambiamenti climatici (CMCC) – dal quale è emersa la necessità di provvedere alla costituzione di reti di monitoraggio per studiare l’impatto dell’aumento della temperatura e le capacità di adattamento delle varie specie.
Stiamo correndo il rischio di lasciare ai nostri figli e nipoti un Pianeta spoglio, povero di vita, in cui le condizioni di sopravvivenza della stessa specie umana sarebbero enormemente difficili – ha detto Mariagrazia Midulla, responsabile Clima ed Energia del Wwf Italia - questo scenario da fantascienza non deve diventare reale a causa di interessi e avidità: sarebbe un crimine gravissimo. Ma il mondo è fermo, frenato da chi non sa vedere un futuro diverso, nel quale gli esseri umani imparino dalla natura, invece di distruggerla, e vivano seguendo i suoi migliori insegnamenti. Dalle Oasi del WWF, presidi di natura da proteggere, che aiutano il clima e dove le specie vivono al sicuro, si impara anche questo.

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