Cereali, uno sguardo alle previsione dei mercati

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Sono stati rilasciati i dati relativi al mese di ottobre per quanto riguarda la produzione mondiale di cereali, dati molto importanti per l’andamento dei mercati in quanto sono quelli che danno l’ultima conferma relativa alle quantità prodotte, influendo in modo decisivo sui prezzi a termine.Dai dati dell’USDA, emerge immediatamente che, nonostante le difficoltà degli ultimi mesi, l’Unione Europea si conferma come il primo esportatore di grano a livello mondiale. Il raccolto è in aumento di 3 milioni di tonnellate rispetto alle ultime stime, il che porterà la produzione totale a 154 milioni di tonnellate, per una crescita del 7,6% rispetto al 2013, riuscendo in tal modo a superare, per quanto riguarda le esportazioni, sia gli Stati Uniti sia la Russia.La situazione sembra essere positiva anche in Ucraina, uno dei maggiori produttori di cereali a livello globale, quest’anno interessata dal conflitto con la Russia che avrebbe potuto avere una influenza fortemente negativa sulla produzione e sulle esportazioni. Il paese, invece, sembra aver tenuto bene e la produzione si è rivelata in calo solo del 3,9% rispetto al raccolto record dello scorso anno, con una produzione di grano stimata a 60,6 milioni di tonnellate. Positivi, almeno secondo le autorità ucraine, anche i dati relativi alla esportazioni di cereali e soia, previsti in aumento di ben il 68%.La situazione rimane invece problematica per il grano francese che, proprio a causa dei problemi legati alle forti piogge che hanno contraddistinto questi ultimi mesi, si trova con una produzione per l’esportazione in crescita del 7% ma, a causa della scarsa qualità del prodotto, le stime sulle esportazioni sono state tagliate di oltre il 15%. Positivi, comunque, i dati che riguardano le esportazioni di orzo e mais, rispettivamente in aumento dell’11 e del 10,6% rispetto allo scorso anno.Anche sui mercati internazionali si registra lo stesso andamento oscillatorio. Il raccolto di grano è in diminuzione negli Stati Uniti, in Australia e in Argentina, soprattutto a causa della forte siccità che ha colpito alcune zone a forte vocazione cerealicola di questi paesi.Dati molto più positivi, invece, per il granoturco statunitense la cui produzione è stata stimata in leggera crescita, ma comunque su livelli record.

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