Certificazione di qualità contro il lavoro nero in agricoltura

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Continua a crescere il fenomeno del lavoro nero in agricoltura. Secondo gli ultimi dati pubblicati dall’Eurispes, nei primi sei mesi del 2014 gli occupati senza contratto o con contratti irregolari nel settore agricolo sono il 32% del totale, con punte che arrivano anche al 70% nel Salento.

La particolarità del settore agricolo, dove l’80% degli occupati ha un contratto a tempo determinato (la percentuale della manodopera salariata è cresciuta dal 14 al 24% negli ultimi dieci anni) e la grande presenza di immigrati favoriscono senz’altro il lavoro nero, una piaga che non solo colpisce i lavoratori agricoli che si trovano a lavorare senza alcuna tutela e molto spesso con paghe bassissime (anche solo 20 euro per una intera giornata di lavoro) ma l’intera collettività che si trova priva di un gettito fiscale paro a circa 600 milioni di euro all’anno.

Già da tempo sindacati e associazioni di categoria chiedono al governo un intervento mirato a contrastare questo fenomeno al fine di favorire un migliore e più trasparente incontro tra domanda e offerta di lavoro nel mondo agricolo, soprattutto in vista di Expo 2015 con un’agricoltura che vuole essere di altissima qualità ma che invece si presenta con un’incidenza di oltre il 30% di lavoro nero.

E il primo passo in questa direzione è stato fatto con l’istituzione presso l’Inps della ‘Rete del lavoro agricolo di qualità’ – prevista dall’articolo 6 del decreto-legge n. 91 del 2014, il DL competitività che contiene il piano denominato ‘Campolibero’ – uno strumento innovativo per monitorare la regolarità delle imprese agricole in materia di lavoro.

L’obiettivo della ‘Rete del lavoro agricolo’ è attribuire una sorta di certificazione di qualità alle aziende del settore primario che ne faranno richiesta, che verrà concessa in presenza dei seguenti requisiti: non aver riportato condanne penali né avere procedimenti penali in corso per violazioni della normativa in materia di lavoro, legislazione sociale e di imposte sui redditi e sul valore aggiunto; non essere stati destinatari, negli ultimi tre anni, di sanzioni amministrative per le del punto 1, ed essere in regola con il versamento dei contributi previdenziali e dei premi assicurativi.

Le aziende agricole che non richiederanno l’iscrizione alla Rete saranno oggetto di controlli e ispezioni da parte del Ministero del lavoro e delle politiche sociali.

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