Cinipede galligeno, arrivano i primi aiuti per i coltivatori campani

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Come la Xylella fastidiosa ha messo in ginocchio i coltivatori di ulivi e di altre specie vegetali in Puglia, così il Cinipide galligeno sta creando non pochi problemi ai coltivatori di castagno campani, tanto che anche in questo caso è stato richiesto il riconoscimento dello stato di calamità naturale.

La massiccia presenza di questo insetto, che ha infestato circa il 66% degli oltre 53.000 ettari di terreno dedicato alla castanicoltura, a cui si è aggiunta anche una eccessiva piovosità durante il periodo estivo, ha portato a un calo produttivo di ben il 90% sulla produzione media di castagne in Campania (circa 30.000 tonnellate all’anno), Regione da cui proviene il 50% del potenziale produttivo nazionale e il 10% di quello mondiale.

Un duro colpo non solo per il settore ma per tutta l’economia della Campania, in particolar modo per le provincie di Avellino, Caserta e Salerno, per le quali il castagno svolge un ruolo fondamentale sia per la produzione di frutti e legno sia per quanto riguarda il presidio del territorio e la salvaguardia dell’assetto ambientale e idrogeologico. Le oltre 5.000 aziende di produzione e trasformazione che operano in questi territori rappresentano uno dei più importanti poli castanicoli d’Europa (su un fatturato anno medio di 100 milioni di euro, più di 40 arrivano dalle esportazioni), motivo per cui è urgente prendere misure mirate per salvaguardare i produttori e una grossa fetta del tessuto produttivo regionale.

In attesa che venga sbloccato il Fondo nazionale di Solidarietà, il Ministero delle Politiche Agricole è riuscito a ad ottenere da Agea (Agenzia per le erogazioni in agricoltura) che gli agricoltori campani colpiti dal Cinipede galligeno del castagno possano accedere agli aiuti per ettaro previsti dal primo pilastro della PAC per i castagneti da frutto (la castagna, in quanto frutto, finora non era presente nei regimi di aiuti della politica agricola comunitaria).

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