Consumi alimentari, gli italiani acquistano di meno e di qualità inferiore

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La crisi economica non è finita. Almeno per il comparto alimentare nel quale i segni di ripresa mostrati da alcuni settori nei primi mesi del 2013 non sono presenti, anzi, i dati mostrano un peggioramento del trend che colpisce sia le quantità vendute che il valore generato da queste vendite.

Se entrambe le variabili vano verso il basso, vuol dire che gli italiani comprano meno prodotti alimentari e spendono meno per quello che comprano. I dati relativi alle tendenze di acquisto per il comparto alimentare sono state pubblicate da Ismea-Gfk Eurisko.

Il calo registrato nei primi otto mesi del 2013 per il comparto alimentare è stato del -1,8% in quantità e del -3,7% in valore rispetto allo stesso periodo del 2012. Medie, queste, che confermano che gli italiani stanno iniziando a rinunciare ai prodotti certificati e garantiti in favore di prodotti di qualità inferiore che però sono venduti ad un prezzo molto più accessibile per le famiglie alle prese con la crisi economica.

 A subire i crolli peggiori nelle vendite sono stati gli oli e i vini: la perdite in quantità vendute si attestano, rispettivamente, sul -9,6% e -6,9%, mentre il calo del valore prodotto è stato di -8,6% per gli oli e di -3,6% per i vini, discrepanza dovuta in parte all’aumento delle accise su alcol e derivati.

Per i prodotti ittici il calo delle vendite è stato del 3,5% in quantità e del 12,5% in valore, percentuali che fano di questo settore il primo nella classifica dei più penalizzati dalla crisi economica e della conseguente restrizione dei consumi.

Latte e formaggi, fanno segnare  cadute del 2,2% e del 3,8% in valore, la carne e derivati scendono del 2,% in quantità e dello 0,6% in valore, l'ortofrutta fresca mostra cali del 2,5% per entrambe le variabili mentre l'ortofrutta trasformata mette a segno un +0,4% in quantità, ma cede del 4, 1% in valore.

Unici prodotti in controtendenza nelle settore alimentare sono i prodotti poveri, panetteria e biscotteria e uova che hanno fatto registrare crescite sia in quantità che in valore comprese tra l'1% e il 3%.

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