Crisi grano duro, a rischio la pasta italiana?

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Il mercato del grano duro lancia segnali davvero preoccupanti relativamente all'anno 2016 che è in corso. In netto calo la produzione e quello che viene subito da pensare è che probabilmente il prossimo anno la pasta italiana potrebbe conoscere un momento di grande difficoltà. Un dato positivo c'è ed è legato alla qualità del prodotto che, nonostante un'annata particolarmente deludente dal punto di vista climatico, è rimasta su buoni livelli. Ma la partenza del mercato nazionale non è stata positiva e a lungo termine questo di certo non fa ben sperare.

Puglia e Emilia Romagna le regioni più colpite dalla crisi del grano duro. A Foggia, per esempio, il prezzo del frumento duro al mercato ha perso il 17% solo nell’ultima settimana, scendendo da 242 a 202 euro alla tonnellata. Prezzi così bassi da mettere l'agricoltore nella condizione di non riuscire a coprire nemmeno i costi di coltivazione rimettendoci in modo piuttosto pesante. Ma come contenere i rischi di una crisi che potrebbe ripercuotersi sulla produzione di un prodotto tipicamente italiano come la pasta? Occorre distribuire le perdite, come i guadagni, tra agricoltori, stoccatori, molini e pastifici senza appesantire troppo l'agricoltore che, alla situazione attuale, è l'unico a rimetterci in tutta la filiera. Il mercato del grano duro sta attraversando un momento delicato così come quello dei cereali in generale che, negli ultimi anni, hanno conosciuto una diminuzione dei prezzi di mercato con conseguente perdita di guadagno da parte degli agricoltori che però hanno dovuto comunque sostenere le stesse spese, pur dovendosi accontentare di molto meno.

In Italia tutto il settore dei cereali, frumento duro compreso, deve poter contare su dati strutturali ed economici certi dai quali partire per confrontarsi e valutare eventuali prospettive di coltivazione, il commercio interno e quello con l'estero oltre che i prezzi di mercato.

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