Emilia Romagna e Barilla, c’è l’accordo per l’ottavo anno consecutivo

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È stato siglato pochi giorni fa l’accordo tra i produttori di grano duro della Regione Emilia Romagna con il Gruppo Barilla, un accordo che si rinnova costantemente ormai da otto anni. L’accordo, che riguarda il biennio 2014/2015, ha l’obiettivo di far aumentare la produzione di grano duro di qualità nella Regione al fine di diminuire la quantità di questa importante materia prima dall’estero.

Il fabbisogno di grano duro in Italia, infatti, è di circa 5,5 milioni di tonnellate all’anno, ma la produzione interna ammonta a poco più di tre milioni di tonnellate all’anno, il che costringe i produttori di derivati di questa materia prima ad acquistare dall’estero.

Con questo accordo, la Regione Emilia Romagna conquista un ruolo di primo piano, tanto nella produzione di grano tenero, del quale è una delle maggiori fornitrici italiane, sia in quella di grano duro, grazie all’aumento delle superfici coltivate che alla resa per ettaro derivate dalla strategia combinata messa a punto dalla regione e dal Gruppo Barilla.

L’accordo firmato per il biennio nel quale siamo appena entrati, prevede inoltre delle interessanti novità che  sicuramente saranno di beneficio ai produttori della Regione. Tra queste, si evidenzia l’aumento della produzione di grano duro, che passa dalle 85 mila tonnellate previste nei precedenti accordi a 95 mila, e una formula rinnovata dei pagamenti, semplificata e velocizzata rispetto agli anni passati.

In particolare, si sottolinea la possibilità per il 25% dei coltivatori di grano duro di qualità di definire un prezzo di vendita garantito e fisso.

Altra grande novità voluta da Barilla nel rinnovo di questo accordo è una maggiore attenzione alla sostenibilità ambientale della coltivazione del grano: il Gruppo Barilla ha stilato un decalogo disciplinare che interessa tutte le fasi della coltivazione e della lavorazione del grano, al fine di ottenere a parità di rese un minore impatto sull'ambiente e minori emissioni in atmosfera. Rispettando il decalogo, sottolinea Barilla, oltre a diminuire sensibilmente l’impatto ambientale di questa coltivazione, è possibile anche abbattere i costi di produzione, un beneficio non solo per l’ambiente, quindi, ma anche, e soprattutto, per i coltivatori.

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