La subirrigazione su erba medica

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L’erba medica è una pianta conosciuta dall’uomo fin da epoche remotissime: la sua coltivazione come pianta da foraggio, infatti, può essere fatta risalire ad oltre 2000 anni fa. Si ritiene che il più probabile centro di origine dell’erba medica sia l’Asia Sud occidentale. Si stima che l’area a medica in Italia sia approssimativamente di 750.000 ettari ed è concentrata nelle regioni centro-settentrionali. Più della metà di questa superficie si trova in Emilia Romagna, a seguire in Lombardia, Marche, Lazio, Umbria, Abruzzo, Toscana, Veneto e Campania. I pregi di questa foraggera, che ne hanno decretato la diffusione sono: la buona capacità produttiva e l’elevato valore nutritivo del foraggio, l’adattamento ai diversi ambienti pedoclimatici grazie alla presenza di diversi tipi e varietà, l’elevata azione miglioratrice della fertilità chimica e fisica del terreno e l’ampia possibilità di utilizzazione del foraggio prodotto (è considerata la tipica foraggera da affienare e si presta anche a una conservazione mediante insilamento e disidratazione).

Le esigenze idriche dell’erba medica sono molto elevate (8.000-10.000 m3 /ha di acqua), nel caso di un deficit idrico elevato la risposta da parte della pianta è un rallentamento dell’attività vegetativa fino alla sospensione della stessa. L’apparato radicale dell’erba medica può raggiungere la profondità di oltre 1,2 metri, l’umidità del suolo può quindi essere mantenuta ad una profondità variabile al di sotto dei 20 cm, tale prerogativa permette a questa essenza di produrre rese elevate, con la subirrigazione. Netafim consiglia l’applicazione di tale pratica che consiste nel gestire i fabbisogni idrici delle colture tramite ala gocciolante interrata ad una profondità utile per l’intercettazione radicale.

I benefici derivanti da questa tecnica di gestione irrigua sono noti a chi si occupi di agricoltura professionale:

  • risparmio delle perdite d’acqua per evaporazione superficiale
  • alta efficienza dell’irrigazione
  • riduzione erbe infestanti
  • minore impatto visivo ed ambientale
  • minori ingombri alle operazioni meccaniche
  • massima efficienza della fertirrigazione

Bisogna però prestare maggiore attenzione alle pratiche di manutenzione che devono essere regolari e accurate anche perché il sistema non permette controllo visivo. L’ausilio di contatori, per valutare i volumi d’acqua fornita, e l’uso dei manometri, per valutare la pressione minima di impianto e delle ali gocciolanti, consente di monitorare il corretto funzionamento di impianto. Dati sperimentali sull’erba medica mostrano un incremento del raccolto insieme ad un più rapido inizio delle irrigazioni dopo il taglio, mentre il raccolto rimane ad asciugare sul campo. Con l’ala gocciolante interrata si può già irrigare lo stesso giorno del taglio. Un altro vantaggio della subirrigazione (SDI, Subsurface Drip Irrigation) è la riduzione dei tempi tra due tagli con un incremento del numero durante alla stagione. La mancanza di stress idrici alle piante per l’aumento della frequenza delle irrigazioni ha come risultato anche un incremento della qualità del foraggio.

La subirrigazione si è fatta molto apprezzare per l’effetto conservativo, se non addirittura migliorativo, sulla struttura fisica del terreno. Infatti l’apporto idrico fornito dall’interno del volume del terreno, insieme al contributo dell’ossigeno contenuto nell’acqua e nelle ali gocciolanti, ha un effetto positivo sulla struttura, quasi come se rigonfiasse il terreno dall’interno eliminando l’effetto di compattamento del suolo. Su questa coltura Netafim consiglia l’utilizzo dell’ala gocciolante Uniram AS 16010 con portata 2,3 litri/ora. Il passo tra i gocciolatori 40 cm con una distanza tra le ali di 1 metro e la profondità di interramento di 35 cm. Questi parametri sono i più usati ma è possibile distanziare ulteriormente le ali o ridurre le portate per esaltare i pregi agronomici della subirrigazione, caso per caso si propone la soluzione più idonea. Diverse realtà in Italia e nel mondo confortano, con l’esperienza, gli studi ormai più che decennali sull’erba medica. La più datata, in corso in Sardegna, compie nel 2012 ben 15 anni in rotazione virtuosa con grano duro.

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