Gli effetti del cambiamento climatico in Italia

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Il 31 marzo l’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC), l’organizzazione intergovernativa che si occupa dello studio del cambiamento climatico per conto delle Nazioni Unite, ha pubblicato una parte del suo rapporto sul clima e sui cambiamenti climatici che, dall’inizio del XX secolo, stanno interessando il pianeta.

Gli esperti che hanno stilato il rapporto parlano di un riscaldamento globale che avrà un impatto “duro, diffuso e irreversibile” sul nostro pianeta: una parte della comunità scientifica ritiene le conclusioni dell’IPCC troppo allarmistiche, ma ci sono delle evidenze che mostrano che il riscaldamento globale ha iniziato già da tempo ad avere i suoi effetti.

A partire da questo rapporto, che ha messo in luce soprattutto l’effetto del riscaldamento globale su flora e fauna, la Coldiretti ha voluto focalizzarsi sulle conseguenze che questo fenomeno ha avuto sull’agricoltura, in particolare su alcune delle colture tradizionali italiane.

Tra le manifestazioni più frequenti dei cambiamenti climatici in Italia ci sono la più elevata frequenza di eventi estremi, con sfasamenti stagionali, precipitazioni brevi e intense, l'aumento dell'incidenza di infezioni fungine e la riduzione della riserve idriche, che rendono difficile agli agricoltori una programmazione delle semine e della raccolta.

A subire le conseguenze di questi eventi anomali tutti i prodotti dell’agroalimentare italiano, primo tra tutti  il vino, una delle produzioni simbolo del Paese, che negli ultimi trent’anni ha visto aumentare di un grado la sua gradazione, ma non solo.

La Coldiretti, ad esempio, ha messo in evidenza come anche la coltivazione dell’olivo abbia dovuto necessariamente spostarsi più a nord per far fronte alle temperature sempre più alte, arrivando praticamente a ridosso delle Alpi. Lo stesso è accaduto per le coltivazioni di pomodoro e di grano duro, colture tipicamente mediterranee che, ad oggi, vengono prodotte per circa la metà nella Pianura Padana.

L’effetto dei cambiamenti climatici non interessa solo le materie prime, ma anche i prodotti finiti e le loro varie fasi di lavorazione. La tipicità del Made in Italy, infatti, è data dalla combinazione di fattori naturali e di fattori umani, si pensi ad esempio alla stagionatura dei salumi o all’affinamento dei formaggi o l’invecchiamento del vino, che subiscono delle alterazioni proprio a causa delle mutate condizioni climatiche, con il serio rischio di estinzione di tutto questo vasto patrimonio enogastronomico.

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