Grano Duro e Pac: coltivatori preoccupati per la riduzione degli aiuti comunitari

|
Non sempre gli agricoltori devono ricorrere agli aiuti comunitari: se l’annata è buona, ovvero se il tempo si mantiene stabile e favorevole per i diversi tipi di coltivazioni e non ci sono eventi climatici fuori stagione, le coltivazioni sono di per sé remunerative.Il problema si pone quando gli eventi atmosferici diventano imprevedibili – come ad esempio precipitazioni abbondanti o, di contro, una improvvisa siccità – e rendono gli aiuti comunitari un’indispensabile risorsa per far quadrare i conti dei coltivatori.Questo è il motivo per cui molti coltivatori italiani, in particolar modo quelli impegnati nella coltivazione del grano duro in Puglia, sono piuttosto preoccupati per la riduzione degli aiuti economici per il 2015 previsti dalla Pac.Tra questi c’è Paolo Stelluti, produttore foggiano di grano duro da mulino su un terreno di circa 34 ettari:
L’annata scorsa è stata buona, se non ottima – ha commentato il conduttore – sia per la resa media, 45 q/ha, sia per la qualità, con un peso specifico pari a 82-83 e proteine uguali al 14-15%. Un risultato eccellente dovuto a quattro fattori: proficua maggese su pisello proteico, buona varietà Saragolla, attenta tecnica colturale, clima favorevole.
Quindi, anche la rimuneratività della coltura è stata buona, dato che il prezzo di vendita del grano duro è stato di circa 27 €/q.Ma questo non basta a far stare tranquilli gli agricoltori, proprio in previsione della possibile riduzione degli aiuti comunitari: Stelluti ha così deciso di provvedere per tempo, a prescindere da come andrà la prossima annata, cercando di limitare i costi, tra cui, oltre alle sementi, le attrezzature e la manodopera incidono in modo sostanziale anche le tasse e i tributi a carico degli agricoltori, prima tra tutte l’Imu.La riduzione dei costi messa a punto da Stelluti prevede, in primis, una rotazione delle colture che permette di  ridurre gli apporti di concimi:
Effettuo un’aratura profonda 30-35 cm, rivoltando il terreno, solo ogni due anni, prima della semina delle leguminose. Invece per preparare il letto di semina eseguo ad agosto una meno costosa lavorazione a non più di 25 cm, senza rivoltare il terreno. A essa faccio seguire, tra fine settembre e inizio ottobre, un primo ripasso profondo 10-15 cm e, prima della semina, un secondo sui 7-10 cm. Semino tra fine novembre e inizio dicembre, senza concimazione di fondo, che eseguo solo prima della semina delle leguminose, ma della quale poi beneficia anche il grano duro. Curo concimazione di copertura e diserbo, poi nient’altro, a meno di indispensabili trattamenti anticrittogamici come nel 2013, fino alla mietitrebbiatura.
In questo modo si riduce l’incidenza dei costi della concimazione delle colture, comunque non sufficiente a garantire la redditività sul lungo periodo:
Sui costi – continua Stelluti – incidono anche tasse e tributi: nella scorsa annata ho dovuto pagare la seconda tranche dell’Imu, i contributi annuali di bonifica, il premio per l’assicurazione per responsabilità civile e incendio e il costo della pratica per la domanda di pagamento Agea. Il costo totale è ammontato a 791 €/ha.A conti fatti il ricavo è stato di 1.710 €/ha, un bilancio sicuramente positivo ma, in condizioni diverse, sarebbero stati necessari gli aiuti della Pac per non far andare i conti pericolosamente in rosso.I costi finora sostenuti – conclude l’agricoltore foggiano – sono i medesimi della passata annata. Ma il clima è stato peggiore: piogge continue hanno fatto rinviare la semina. Ora il grano è nato, ma non come si sperava. L’aiuto comunitario per il 2014 rimarrà uguale, ma dal 2015 verrà sicuramente ridotto: ancora non si conosce in quale misura. Per stare nei costi dovrò raccogliere almeno 27 q/ha e venderli a non meno di 30 €/q. Ma se le rese saranno basse e il prezzo si attesterà sotto i 25 €/q, il peso della riduzione dell’aiuto comunitario si farà sentire, eccome.

ISCRIVITI ALLA NOSTRA RIVISTA

Conferisco il consenso al trattamento dei dati personali