I vigneti italiani più quotati? Si trovano al Nord

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C’è un’area italiana, parte dal Piemonte e arriva sino al Veneto, che è stata capace di sfidare la crisi e investire in appezzamenti vitivinicoli di qualità proprio durante gli (ultimi) anni più bui.

Oggi, quell’area sta raccogliendo i frutti del proprio (enorme) sforzo. Il valore dei vigneti a ettaro cresce e il merito è di chi ci ha creduto. Parliamo di chi ha investito in vigneti da Barolo nella bassa Langa, in vigneti di Chambave nella Val d’Aosta, nei vigneti adiacenti le zone del lago di Caldaro in Alto Adige.

Ma le zone valorizzate non finiscono qui, non si esauriscono in questo breve elenco: perché mancherebbero i vigneti locati nella piana Rotaliana, nel Bresciano, nella zona di San Donà o nel padovano sui Colli Euganei. Tante sorprese e alcune conferme, quali ad esempio la Toscana. Qui il valore dei vigneti, principalmente i filari Docg e i filari dedicati al Chianti Classico, è ancora elevato. Scendo verso Roma, l’area dei Castelli è l’unica a tenere bene. Trattasi di una zona di rifornimento storico dell’enorme mercato capitolino.

La vitivinicoltura rimane un ottimo investimento. Il vino è un prodotto italiano di pregio e come tale deve essere messo nelle condizioni di essere esportato in tutto il mondo, principalmente nei mercati emergenti che sono in crescita.

A proposito di crescita, un plauso va alle regioni del sud e alle Isole: lì ci sono enormi segnali di miglioramento, dovuti a costi ad ettaro pressoché abbordabili e all’ottima progressione dell’enologia locale.

Così, anche se la leadership produttiva è ancora appannaggio della Francia con 47 milioni di ettolitri l’Italia mantiene il secondo gradino del podio con appena tre milioni di ettolitri in meno. Un calo congiunturale, dovuto alla scarsità dell’ultima vendemmia. Nel nostro Paese il trend di lungo periodo premia la stabilizzazione della produzione (tra i 40 e i 50 milioni di ettolitri) . La sola nota dolente concerne il calo  dei consumi interni, scesi da 30 a 20 milioni di ettolitri in poco più che un decennio.Diventa dunque ormai fondamentale osservare mercati esteri per elevare il proprio fatturato. Le aziende italiane sembrano averlo capito, tanto che le esportazioni sono aumentate di oltre il 70% in 10 sia in quantità che in valore.

Ma, attenzione alla qualità! I mercati esteri stanno infatti premiando in maggior misura questo fattore, come dimostra il forte incremento degli spumanti, che rappresentano oggi circa il 12% delle esportazioni totali di vino italiano.

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