Il futuro dell’agricoltura è biologico, famigliare e tecnologico

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Nel mondo agricolo sta prendendo piede una rivoluzione, lenta ma inesorabile, che guarda al passato ma che, allo stesso tempo, ha gli occhi ben aperti sul futuro: gli agricoltori stanno tornando al modello famigliare tradizionale seguendo, però, la strada dell’innovazione tecnologica ‘buona’, ovvero di quelle tecnologie che possono migliorare la qualità e la salubrità dei prodotti della terra.A evidenziare questo cambiamento sono i dati dell’ultimo Bioreport realizzato da MIPAAF, INEA, ISMEA e SINAB, un documento dal quale si evince che l’agricoltura biologica e di tipo famigliare è vantaggiosa, sotto tutti i punti di vista, rispetto a quella di tipo industriale.In primo luogo sono evidenti i vantaggi economici per gli imprenditori agricoli: in Italia il reddito netto per unità lavorativa familiare è di 51.478 euro, contro i 34.294 euro delle realtà di tipo industriale. Ma non solo: l’agricoltura di tipo biologico richiede più lavoro e questo, ovviamente, fa sì che questo tipo di aziende creino maggiore occupazione e spendano anche di più per il lavoro (22.957 euro contro 15.066 euro).Oltre ai vantaggi economici dell’agricoltura biologica, non possono essere trascurati quelli che riguardano la salvaguardia dell’ambiente e del territorio, nonché la sostenibilità di questo modello che si caratterizza per una più marcata diversificazione produttiva accompagnata dal rifiuto degli OGM e da una forte indipendenza dall’industria sementiera, una più intensa relazione con il territorio e i mercati locali e anche il recupero e la valorizzazione dei prodotti tradizionali e della biodiversità agricola, senza dimenticare, inoltre, l’importanza della diversificazione produttiva (agriturismo, attività ricreative e sociali, fattorie didattiche etc.).Il Bioreport, inoltre, mette in luce come questo modello tradizionale di agricoltura si arricchisca di un grande valore aggiunto grazie alle nuove tecnologie. Infatti, sono i giovani ad interessarsi maggiormente all’agricoltura biologica (il 22% delle aziende agricole bio ha un capo azienda di età compresa tra i 20 e i 39 anni, a fronte del 9,6% relativo al totale delle aziende)  e la maggior parte di loro hanno un alto livello di scolarizzazione grazie al quale sono in grado di sfruttare a loro favore le nuove tecnologie: il 15,6 % delle aziende biologiche italiane è informatizzato (contro il 3,8%, delle convenzionali), il 10,7% ha un sito web (contro, l’1,8%) e il 5,2% pratica l’e-commerce (contro lo 0,7%).

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