Il mercato del biometano è attivo, la produzione può avere inizio!

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La sfida del futuro per gli addetti ai lavori del settore biogas è quella di produrre biometano. Ora che le norme sono state definite, l’opportunità di entrare attivamente in questo mercato è importante. Una di quelle da cogliere. Una sfida, da vincere. Produrre biometano, attualmente, è molto complesso. Produrre biogas, senza dubbio, è più semplice.Il potere metanigeno che proviene dagli effluenti suini giunge fino al 68%. Molto più di quello ottenuto dal liquame bovino. Il comparto delle energie rinnovabili, in questo frangente specifico del biogas, sta affrontando in questi ultimi tempi una fase di grande rallentamento concernente la realizzazione di nuovi impianti.Di conseguenza la possibilità di produrre anche biometano, oltre all’energia elettrica, potrebbe dargli nuovo impulso. Quello del biometano è un nuovo universo che si apre ai produttori di biogas.  Si fonda su un quadro normativo molto regolamentato e poco flessibile, determinato soprattutto dalla difficoltà di come collocarlo sul mercato perché va venduto.Intanto, all’inizio dello scorso mese di agosto, il Gse (Gestore servizi energetici) ha pubblicato le procedure per la qualifica degli impianti di produzione e per la richiesta degli incentivi per il biometano trasportato extrarete, mentre si aspetta la definizione degli standard qualitativi del biometano europeo  per l’immissione in rete.Tuttavia, al di là che con un impianto a biogas si intenda produrre energia elettrica o biometano gli studi e le sperimentazioni condotte fino a questo momento dagli addetti ai lavori hanno lasciato presagire che per un buon funzionamento è indispensabile disporre di un corretto dimensionamento e gestione dell’impianto stesso.E’ questo un aspetto fondamentale e dunque, prima di procedere con la costruzione, è necessario stabilire innanzitutto con quali biomasse l’impianto verrà alimentato.Eppure, dati alla mano, la realizzazione degli impianti ha subìto negli ultimi tempi un forte rallentamento.Indubbiamente, il settore costruzione è in crisi in parte perché il Decreto ministeriale del 6 luglio 2012 non ha avuto il successo sperato, in parte per le difficoltà legate alla crisi economica e di accesso al credito.Vi sono tuttavia molti progetti approvati dagli enti preposti e pronti per essere realizzati, ma proprio per i motivi economici di cui sopra, al momento restano solo progetti in divenire.  La speranza è che l’indicazione di mantenere gli incentivi per gli impianti di piccola taglia alimentati con effluenti zootecnici, e quindi fino a 250-300kW di potenza installata, venga confermata come peraltro sembrano suggerire le ultime informazioni che arrivano dal mondo politico.Attualmente si parla molto di razioni alimentari, destinate ai suini, più povere di azoto per assicurare una più ampia sostenibilità ambientale. Ma una quota inferiore di azoto nella dieta si traduce in una più scarsa qualità di biogas prodotto? Più che di minore qualità del biogas sarebbe opportuno parlare di minore potere metanigeno, dal momento che le proteine escrete alzano la percentuale metanigena e diminuendole, ovviamente, questo valore è destinato ad abbassarsi.Il biogas ottenuto con reflui suini vanta una percentuale altissima di metano, tra il 65 e il 68%, molto più di quanto si ottiene dal mais o dal liquame bovino. Pertanto una riduzione del valore energetico di biogas ottenuto da effluenti suini a cui viene somministrata una dieta più povera di azoto non deve essere ritenuto comunque un elemento dirimente.

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