Il ritorno dei giovani ai mestieri dell’agricoltura

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Aumenta costantemente il numero dei giovani che decidono di iscriversi ad un corso universitario inerente l’agricoltura, un settore che, anche nei peggiori anni della crisi economica, ha saputo resistere e, soprattutto, rinnovarsi per continuare a produrre e crescere.La prosperità del settore agricolo italiano ha le sue radici nel grande valore, economico ma anche di prestigio, dell’agroalimentare Made in Italy e i giovani italiani, a fronte di un mercato del lavoro sempre più stagnante, hanno cavalcato l’onda di questa tendenza tornando ai mestieri della terra, ma in modo molto diverso rispetto ai loro predecessori.I giovani italiani, infatti, si affacciano al settore dell’agricoltura come esperti, ovvero dopo aver affrontato un percorso di studi ad hoc, come dimostrano i dati recentemente pubblicati dalla Coldiretti Lombardia: tra il 2009 e il 2014, il numero delle immatricolazioni ai corsi di laurea in Scienze Agrarie e Alimentari dell’Università Statale di Milano e dell’Università Cattolica (compresi i poli di Cremona e Piacenza) hanno fatto registrare un aumento del 99.32%, passando da 739 a 1.473 unità.
I giovani hanno intercettato le nuove tendenze dello sviluppo del nostro mondo e hanno compreso il valore professionale, economico e anche personale di un lavoro legato al mondo della terra.
Ha spiegato Ettore Prandini, Presidente di Coldiretti Lombardia, che ha messo in evidenza, inoltre, il grande apporto che lenuove generazioni grazie alle loro idee innovative, alla capacità di utilizzo delle nuove tecnologie e ad una formazione più internazionale, hanno saputo portare a questo settore, considerato come il più tradizionale dell’economia, partendo proprio dal suo forte legame con il territorio, la cultura e la tradizione italiana.Il lavoro agricolo non è più considerato solo come lavoro nei campi: il settore, infatti, grazie proprio allo sviluppo che ha avuto negli ultimi anni, offre diverse possibilità di occupazione ‘specializzata’: i giovani non scelgono solo le più tradizionali facoltà legate al mondo agricolo, come Scienze Agrarie (facoltà per cui le iscrizioni egli atenei milanesi sono più che raddoppiate negli ultimi cinque anni), ma sperimentano nuovi campi di applicazione delle conoscenze. Corsi di laurea come Scienze e Tecnologie per la Ristorazione, Viticoltura ed Enologia e Veterinaria hanno visto crescere esponenzialmente il numero di iscritti: in totale, gli iscritti ai corsi di laurea ‘agricoli’ negli atenei milanesi sono aumentati del 34.5%, passando da 4.731 a 6.365.Altro dato particolarmente interessante messo in evidenza dal report della Coldiretti, è l’aumento del numero di matricole donne, la cui presenza è passata dal 35% nel 2009 al 42 nel 2014.
L’agricoltura è sempre più femminile nella nostra regione un titolare su 5 è donna e se si analizzano le realtà dove le donne hanno un qualche ruolo di gestione, dal rapporto con i fornitori alla gestione amministrativa, le quote rosa agricole salgono almeno al 60%. Uno scenario di questo tipo si ripercuote poi sulle nuove generazioni e sui percorsi formativi universitari che decidono poi di affrontare.

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