Irrigazione a goccia, un valido alleato contro gli attacchi fungini alle coltivazioni di mais

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Come da Regolamento (Ue) n. 574/2011 del 16 giugno 2011 il limite massimo di aflatossine – micotossine generate dalle attività vitali di alcune specie di funghi – tollerate nelle materia prime per mangimi è di 0,02 mg/kg (ppm) pari a 20 ppb (μg/kg).

Un limite piuttosto basso, così stabilito per garantire la salute degli animali a cui sono destinati questi prodotti e, conseguentemente, a tutta gli altri componenti della catena alimentare, che rende indispensabile per i coltivatori di materie prime ad uso zootecnico avere a disposizione dei mezzi e degli strumenti per il controllo della presenza di queste micotossine durante tutte le fasi della coltivazione.

Il monitoraggio viene effettuato per campionamento agli UV: il mais contaminato manifesta una luminescenza li dove è presente acido coico, molecola associata alle aflatossine. Tra le indicazioni agronomiche ricordiamo che la raccolta della granella deve essere effettuata ad un’umidità compresa tra il 22% e il 25%, che lo stazionamento presso i centri di stoccaggio non deve essere superiore le 36 ore e che l’essiccazione deve avvenire intorno al 13-13,5 % di umidità.

La contaminazione fungina su mais è dovuta ad una serie di fattori che possono essere controllati seguendo delle buone pratiche agronomiche che permettono di limitare la presenza di micotossine.

Il primo fattore che aumenta le probabilità di un attacco fungino alle coltivazioni del mais è la presenza di piralidi, lepidottero che causa danni meccanici e fisiologici sia alla granella che al tutolo del mais. I trattamenti al momento disponibili per le piralidi hanno dato buoni esiti, ma questo non è ancora sufficiente.

Il benessere vegetale delle colture è fondamentale per limitare il rischio micotossine. L’incidenza degli stress, come la competizione per le risorse (infestanti), le carenze idriche, la presenza patologie, sono indici di rischio per contaminazioni da micotossine. Prove comparate tra tesi con stress idrici e non, hanno dimostrato una maggiore contaminazione da aflatossine della granella prodotta nella zona stressata rispetto alla granella prodotta da quella irrigata a goccia, non stressata. Un buono stato vegetativo, e quindi idrico, è il primo punto per una vera prevenzione del pericolo.

L’irrigazione è uno degli strumenti agronomici più importanti per il controllo delle micotossine più frequenti nel mais. Condizione ad alto rischio d’infezioni in campo da A. flavus, agente delle aflatossine, è la presenza di stress idrico successivo alla maturazione cerosa della granella. Gli interventi irrigui vanno effettuati in maniera corretta non solo nel periodo immediatamente antecedente la fioritura maschile, ma anche nella fase più avanzata della coltura (maturazione lattea), qualora le condizioni di umidità del terreno siano insufficienti ad assecondare la richiesta idrica della pianta. Nelle annate fresche, quando lo stress idrico è molto contenuto e la maturazione è ritardata, si presentano le condizioni per lo sviluppo di Fusarium graminearum. In questi casi è meglio evitare apporti irrigui eccessivi, che rischiano solo di aumentare l’insorgenza di fumonisine, senza peraltro determinare significativi incrementi di resa.

Netafim, leader mondiale in soluzioni irrigue innovative ed intelligenti per tutti i tipi di coltura, consiglia di adottare il bilancio idrico della coltura.

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