La coltura dell’asparago in subirrigazione: parola all’esperto

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L'Asparago è una pianta erbacea perenne che appartiene alla famiglia delle Liliaceae, genere Asparagus, cui sono ascritte oltre 240 specie. Si ipotizza che questa pianta sia originaria della Mesopotamia e che l'interesse come ortaggio risalga all'antichità, anche se la sua coltivazione su larga scala ha avuto inizio solo nel basso Medio Evo. La tradizione mediterranea preferisce asparagi verdi, mentre nell’Europa del Nord e anche nel Veneto la preferenza dominante è per i turioni bianchi. A livello mondiale i maggiori produttori sono Cina, Perù, Messico, Stati Uniti e Sudafrica; in Europa invece abbiamo Spagna, Francia, Germania e Italia, che presenta le maggiori rese unitarie.

L’asparago viene coltivato per raccogliere i giovani germogli commestibili detti “turioni”. I turioni iniziano a svilupparsi alla fine dell'inverno, quando la temperatura è in aumento (circa 10°C) è in queste condizioni comincia ad esserci una forte migrazione di sostanze nutritive dalle radici alle gemme (i turioni). Fuoriuscito dal terreno, il turione, si presenta con una forma allungata, più o meno spessa, e con la presenza di alcune “foglioline” caratteristiche a forma di scaglie. Quando il turione non è ancora spuntato dal terreno esso è bianco, tozzo, con l'apice tondeggiante, mentre quando esce dalla terra diventa sempre più rosato fino a diventare violaceo e poi verde. Per quanto concerne la coltivazione, questa coltura esige terreni soffici e poco pesanti, ben drenati e con poco scheletro per non ostacolare la crescita delle zampe. Il pH deve essere compreso tra 6,5 e 7,5, pertanto, prima di impiantare una asparagiaia, è consigliabile effettuare l'analisi del terreno tenendo presente come fattori principali il pH, i macro ed i microelementi. L'asparago non deve mai seguire a se stesso, per questa ragione la monocoltura non è praticabile e non bisogna far seguire l'asparago neppure a patate, erba medica e carote per non incorrere in problemi fitosanitari. Si consiglia invece di far seguire l’asparago al frumento, interrando correttamente le stoppie.

Il ciclo colturale dell’asparago presenta tre fasi:

  • allevamento (primi due anni), caratterizzato da un forte sviluppo vegetativo;
  • produttività crescente (terzo e quarto anno) che corrisponde ai primi due anni di raccolta;
  • produttività stabile (quarto e dodicesimo anno);

La semina dell'asparago si esegue a marzo, raramente in giugno, in un terreno sciolto e sabbioso dove è possibile una maggiore raccolta di zampe. I semi vengono impiegati in ragioni 6-700 grammi per 100 metri quadrati di semenzaio. Si spargono in solchi tracciati alla distanza di 30-35 centimetri e profondi 3-4 centimetri che, dopo la semina, vengono coperti in modo da formare una "costa" esposta al sole; questo facilita il riscaldamento del terreno, stimolando la germinazione del seme.
 Il seme viene sottoposto a disinfezione e pre-germinazione, affidandolo poi al terreno appena appare l'apice del germinello. Se il semenzaio è ben curato, prima con una buona preparazione del terreno, poi con irrigazioni, le zampe saranno pronte per l'impianto già nell' autunno.

Quando iniziare a irrigare?

Il fabbisogno idrico dipende essenzialmente dall’evapotraspirazione, dallo stadio vegetativo della coltura e della qualità di acqua disponibile nel terreno ma, in generale, si può dire che il volume stagionale di acqua richiesto da questa coltura è di circa 5000-6000 m3/Ha. E’ importante sottolineare che condizioni di stress idrico prolungato hanno effetti negativi sull’asparagiaia predisponendola al marciume radicale provocato da funghi del genere Fasarium. Durante il periodo vegetativo per quantificare il fabbisogno idrico si può fare riferimento al valore di evapotraspirazione moltiplicato per un coefficiente proporzionale al livello di copertura della vegetazione. Per il primo anno 0,5 quando il primo fusto è visibile e 0,7 quando le foglie sono aperte. Il secondo anno sarà di 0,6 quando il primo fusto è visibile e 1,0 quando le foglie sono aperte.

Se si utilizzano tensiometri si può iniziare ad irrigare quando i valori arrivano a 20-30cbar (200-300hPa) oppure si può fare riferimento al coefficiente colturale Kc. E’ importante interrompere le irrigazioni a fine agosto o inizio settembre per evitare che la pianta produca troppi nuovi fusti che non sono più necessari per la stagione in corso e rappresenteranno la resa dell’anno successivo. Si possono utilizzare diversi metodi irrigui, Netafim consiglia l’irrigazione a goccia in subirrigazione (SDI) che presenta innumerevoli vantaggi rispetto ad altri sistemi d’irrigazione: utilizzo efficiente della risorsa idrica, rese più elevate con un numero maggiore di turioni e di maggior spessore, piante più sane rispetto alla gestione irrigua a pioggia, riduzione delle piante infestanti, maggiore efficienza della fertirrigazione con un minore impatto ambientale grazie alla distribuzione dei fertilizzanti solo dove occorrono (in prossimità dell’apparato radicale), possibilità di meccanizzare al massimo le operazioni d'installazione del sistema con notevole risparmio di manodopera, oltre alla transitabilità dell’ asparagiaia anche mentre è in atto l'irrigazione.

Su questa coltura Netafim consiglia l’utilizzo dell’ala gocciolante DripNet AS con passo 30 cm su terreno leggero e di 40 cm su un terreno pesante, con portata variabile da 1,0 a 2,3 l/h in subirrigazione. Nelle aree produttive del Lazio viene spesso utilizzata l’ala monostagionale Streamline con una leggera rincalzatura ma questa pratica non può essere considerata una vera subirrigazione che invece prevede l’interramento dell’ala ad una profondità variabile tra i 10 e i 30 cm. La profondità viene stabilita utilizzando dei modelli di diffusione dell'acqua sia in senso orizzontale sia in senso verticale dove la dimensione e la forma dell'area bagnata (cipolla) dipende strettamente dalle caratteristiche idrologiche del terreno. In condizioni ideali di terreno la profondità di interramento negli impianti realizzati nelle asparagiaie è pari a 25 -30 cm mentre, in terreni estremamente sabbiosi o ricchi di scheletro la profondità è minore per evitare eccessive perdite di percolazione negli strati sottostanti.

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