Irrigazione del Mandorleto

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Il Mandorlo (Amygdalus communis L. = Prunus amygdalus Batsch; Prunus dulcis Miller) appartiene alla Famiglia delle Rosaceae, sottofamiglia Prunoideae. E’ una pianta originaria dell'Asia centro occidentale e, marginalmente, della Cina.

Venne introdotto in Sicilia dai Fenici, proveniente dalla Grecia, tanto che i Romani lo chiamavano "noce greca". In seguito si diffuse anche in Francia e Spagna e in tutti i Paesi del Mediterraneo. In America giunse nel XVI secolo.

Le regioni italiane maggiormente interessate alla coltura del mandorlo sono la Sicilia e la Puglia, che che da sole rappresentano più del 95% delle superfici coltivate. Altre regioni sono la Calabria, l'Abruzzo, il Lazio, il Molise, le Marche e la Sardegna.

L’Italia produce circa 96.468 tonnellate con una superficie coltivata di circa 72.136 Ettari (dati ISTAT 2012). Il settore mandorlicolo italiano, che fino al secondo dopoguerra deteneva il primato produttivo nel mondo, può tornare a rappresentare per molte regioni meridionali un’importante risorsa produttiva ed economica, in particolare valorizzando sui mercati interni e internazionali la sicura qualità della nostra mandorla, rispetto alle produzioni degli altri paesi, a cominciare da quella californiana.

I vantaggi che l’irrigazione può portare, a carico dei potenziali produttivi sulla mandorlicoltura, è significativo e in alcune aree determinante per poter contare su produzioni lorde vendibili il più possibile costanti nel tempo.

I benefici dell’irrigazione su questa coltura sono: incremento delle sviluppo fogliare, incremento delle rese per ettaro, incremento delle caratteristiche organolettiche di pregio e minore incidenza dei difetti. Su questa coltura Netafim consiglia l’utilizzo delle ali gocciolanti capaci di durare molti anni e dotate di gocciolatori autocompensanti (che al variare della pressione tra 0,5 e 4 bar erogano sempre la medesima portata oraria) per assecondare le diverse sistemazioni del mandorleto, dal fondovalle fino alle scoscese colline.

Nelle scarse condizioni di approvvigionamento idrico, la stagione irrigua è molto breve per la durata ridotta del ciclo produttivo. I volumi irrigui da somministrare sono compresi tra i 1000-2000 m3/anno/Ha, al fine di non esaltare troppo la funzione vegetativa della pianta a scapito di quella produttiva, influendo negativamente sulla qualità dei frutti.

Nella scelta del metodo irriguo bisogna tenere conto delle variabili dovute al sistema d’impianto, alla natura del terreno, al turno di irrigazione ed alla qualità delle acque. Il sistema d’irrigazione a goccia è il più diffuso metodo irriguo sul mandorlo, perché molto indicato in condizioni di limitata disponibilità irrigua. Esso opera a pressione contenuta, ha portata ridotta e consente interventi mirati e frequenti in funzione dello stato fenologico della pianta. Ulteriori vantaggi sono rappresentati dalla scarsa presenza di infestanti nell’interfila, dalla possibilità di utilizzo di acque con contenuti salini leggermente superiori ai minimi consentiti con altri metodi. Inoltre si ha la possibilità di computerizzare i programmi d'irrigazione a goccia che rende completamente automatizzabile il sistema con un notevole risparmio di costo di manodopera, punto non trascurabile per questo tipo di coltura.

Da diversi anni Netafim applica in Italia l’irrigazione a goccia sul mandorlo con risultati molto positivi in termini di produzione, risparmio idrico ed energetico, facilità gestionale e razionalizzazione colturale, importanti elementi per continuare a produrre reddito.

Sul mandorleto, Netafim consiglia l’utilizzo dell’ala gocciolante Uniram AS sia per l’irrigazione di superficie che per la subirrigazione (SDI). La distanza tra i gocciolatori e la portata del gocciolatore verranno scelti in funzione delle caratteristiche del terreno e del sesto d’impianto, tenendo conto delle esigenze specifiche dell’azienda agricola.

 

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