L’importanza della microirrigazione nel nocciolo per ottenere alte rese e un elevato standard qualitativo

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Il nocciolo (Corylus avellana L.), originario dell’area del Mediterraneo e dei Balcani, è ad oggi diffuso in tutta Europa e nel Nord America. La sua produzione, fra la frutta in guscio, ha un’importanza a livello mondiale seconda solo a quella del mandorlo e del noce (dati FAO). Più recentemente si stanno orientando verso questa coltura anche alcuni Paesi dell’Est asiatico e dell’emisfero meridionale.

Relativamente al mercato internazionale, l’Italia è seconda dopo la Turchia per l’esportazione di nocciole sgusciate, forma in cui avviene principalmente la commercializzazione. In Italia la coltivazione del nocciolo ha subito una notevole evoluzione negli ultimi 60 anni, passando dai circa 31.000 ettari degli anni ’50 agli attuali 70.000 ettari in coltura specializzata. I principali areali corilicoli italiani sono situati in Campania, Lazio, Sicilia e Piemonte rispettivamente con 24.900, 18.900, 15.400 e 8.000 ettari, che nel loro insieme forniscono oltre il 93% dell’intera produzione nazionale. Superfici e produzioni sono sostanzialmente stabili in Campania e Lazio, in leggero incremento in Piemonte. Tra le regioni di nuova corilicoltura, in progressiva ascesa, un posto interessante è occupato dalla Calabria.

Il nocciolo appartiene all’ordine delle Fagales, alla famiglia delle Corylaceae, al genere Corylus, che comprende 25 specie. Le più importanti sono C. avellana (il nocciolo comune), C. maxima (il nocciolo gigante), C. colurna (il nocciolo turco) e C. pontica. Il nocciolo allo stato naturale assume un aspetto cespuglioso per i numerosi polloni che emergono dalla ceppaia. Il tronco presenta una corteccia liscia e compatta; il legno è leggero; i rami sono provvisti di numerose lenticelle; le foglie, semplici ed alterne, di colore verde-cupo, sono ovoidali, con margine seghettato e pagina inferiore pubescente. All’ascella delle foglie si accrescono gli amenti, riuniti in gruppi da 1 a 5, che emergono in giugno e raggiungono il pieno sviluppo in dicembre-febbraio, quando si ha l’emissione del polline. Il frutto è una nucula globoso-ovoide, con seme edule ricco in olio. L’apparato radicale si estende oltre la proiezione della chioma e si sviluppa in profondità, in prevalenza nei primi 50 cm, in funzione della natura del terreno e delle tecniche di coltivazione utilizzate. La qualità delle nocciole ha origine in campo, nel noccioleto, e può perfezionarsi o deteriorarsi nelle fasi post-raccolta, di essiccamento, conservazione, sgusciatura e tostatura. La qualità prende avvio nei noccioleti ubicati in aree vocate, dove vengono condotte razionali ed adeguate cure colturali tra cui una corretta pratica irrigua che consente alle piante di esprimersi al meglio e di fornire maggiori rese.

In passato si propendeva a fare uso di sesti d’impianti (5x4 - 5x5 metri) con minor distanza fra le file, mentre oggi, complice la meccanizzazione di molte pratiche colturali le distanze fra le file sono più ampie (6x4 - 6x5 metri). Nel caso di forme di coltivazione più “libere” come il cespuglio bisogna tenere conto nella scelta del sesto, le necessità delle piante di maggiore illuminazione e arieggiamento. Anche se ancora non molto diffusi un accenno va fatto agli “impianti fitti” dove il numero delle piante è molto elevato e l’entrata in produzione è sensibilmente anticipata soprattutto grazie alla presenza della microirrigazione che riduce la competizione per la risorsa acqua e permette di mantenere le piante in un idoneo stato idrico. In caso di carenza idrica gli effetti negativi a cui le piante vanno incontro sono: la diminuzione dell’attività fotosintetica, caduta delle foglie anticipata, arresto sviluppo dei frutti, l’aumento incidenza gusci vuoti, decremento della resa alla sgusciatura, maggiore esposizione alle fisiopatie. Per contro, i benefici dell’irrigazione su questa coltura sono: incremento delle sviluppo fogliare, maggiore distensione dei germogli, incremento delle rese per ettaro, incremento delle caratteristiche organolettiche di pregio, minore incidenza dei difetti, differenziazione a fiore delle gemme. Su questa coltura Netafim consiglia l’utilizzo delle ali gocciolanti capaci di durare molti anni e dotate di gocciolatori autocompensanti (che al variare della pressione tra 0,5 e 4 bar erogano sempre la medesima portata oraria) per assecondare le diverse sistemazioni dal fondovalle o pianura fino alle scoscese colline. La pianta del nocciolo, benchè in grado di resistere alla carenza d’acqua, in caso di stress idrico reagisce riducendo la propria traspirazione con effetti negativi sulla produzione e sullo sviluppo dell’apparato fogliare diminuendo la fotosintesi per chiusura degli stomi fogliari e limitando l’assimilazione dei nutrienti. Soprattuto nel periodo che va da giugno ad agosto, ciò si ripercuote su produzione e resa alla sgusciatura: aspetto cruciale per la denominazione di origine protetta, per cui è richiesto un elevato standard qualitativo del prodotto raccolto.

L’irrigazione comporta aumenti nella produzione del 20-100% con maggiori benefici laddove vi è piovosità ridotta. Il periodo di maggiore sensibilità coincide con il periodo che va dalla formazione dell’embrione nel frutto al completamento della formazione dello stesso, in altre parole Luglio e Agosto. La relazione che intercorre tra la disponibilità idrica e la produttività, intesa anche come rapporto tra gusci vuoti e pieni, è diretta e troppo spesso trascurata. Solitamente le attenzioni si concentrano sulla concimazione trascurando aspetti di pari importanza come la nutrizione idrica. Le cose stanno cambiando e sempre maggiori sono gli studi che le università, principalmente in Lazio e Piemonte, dedicano al ruolo dell’acqua e dell’irrigazione, in particolare il 2011 è stato un anno in cui molto si è realizzato in quest’ambito. Importante il coinvolgimento delle industrie che necessitano di materia prima (nocciole) da lavorare dato che l’Italia non riesce a coprire il fabbisogno crescente di questa importante risorsa alimentare.

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