Israele e la sfida dell’acqua

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In Israele, circola una battuta sull’acqua: "Nel deserto, Mosè fa’ uscire l'acqua da una roccia ma, ha dimenticato di darci la tecnologia per fare altrettanto, così dobbiamo fare un miracolo a nostra volta”. Oggi i discendenti di Mosè possono vantarsi di aver compiuto un miracolo a loro volta, essere riusciti a trasformare il deserto del Negev in una terra agricola.

Coltivare queste regioni aride nel sud d’Israele è stato possibile grazie a nuovi metodi di irrigazione. "Durante i duemila anni di diaspora, gli ebrei non hanno più praticato l'agricoltura, ha detto il ministro dell'Agricoltura israeliano, Uri Ariel. Abbiamo dovuto rimparare tutto dall'inizio ma, in pochi decenni, siamo riusciti a raggiungere risultati eccezionali. " Oggi, dice, il Paese ha raggiunto l'autosufficienza nella produzione di frutta e verdura, latticini, pollame e uova. Inoltre esportiamo il nostro know-how in tutto il mondo, anche nei Paesi in via di sviluppo."

Nel Kibbutz Hatzerim, fondato nel 1946 nel Negev nasce l’irrigazione a goccia, un sistema che consente di ottimizzare l’utilizzo dell’acqua per far crescere le colture. Il suo inventore è l’ingegnere Simcha Blass che ha contribuito alla fondazione di Netafim nel 1965. "Con irrigazione a goccia, il 90-95% dell’acqua è usufruibile dalla pianta contro il 40% -60% dell’acqua somministrata con l'irrigazione convenzionale” ha dichiarato Natan Barak, Direttore commerciale di Netafim della divisione America. Grazie a questo sistema irriguo, in Israele solo il 57% dell'acqua consumata viene utilizzata per l'agricoltura, contro la media mondiale che sale al 69%".

Netafim detiene il 30% del mercato globale per la microirrigazione e grazie alle sue soluzioni irrigue appare come un baluardo per la lotta alla fame nel mondo: "Per meno di 200 dollari, una famiglia può avere un kit di irrigazione goccia a goccia, dice Natan Barak. Un giorno Netafim potrebbe essere candidata per il premio Nobel per la Pace perché la pace ha molto a che vedere con il cibo".

Poco più a sud di Hatzerim, si trova il kibbutz di Sde Boker. Nelle sue vicinanze è presente un università specializzata in materie ambientali, agricoltura e utilizzo dell’acqua nelle zone aride. Presso l'Istituto Zuckerberg per la ricerca idrologica, gli scienziati stanno lavorando sull'efficacia delle membrane per la desalinizzazione dell'acqua marina.

Dal mare al rubinetto di casa

Da una decina d’anni, Israele si è impegnata per diversificare ed espandere le proprie risorse idriche. Il Paese ha trovato nella desalinizzazione del mare una risposta per affrontare al meglio una carenza cronica d’acqua dolce.

Il quinto impianto di desalinizzazione di Israele dovrebbe entrare in servizio quest'anno portando al 75 % l’acqua potabile proveniente dal mare. L’impianto di Sorek , inaugurato nel 2013 a sud di Tel Aviv, copre il 20% del fabbisogno del Paese e risulta essere il più grande del mondo con una capacità di 150 milioni di metri cubi di acqua potabile all'anno.

Le risorse naturali del Paese coprono solo la metà del suo fabbisogno idrico ma questo deficit è in gran parte soddisfatto dalla desalinizzazione dell'acqua di mare. Il lato negativo è che questa tecnologia arriva a costare fino a dieci volte di più rispetto all’estrazione delle acque sotterranee oltre che a consumare maggiore energia. Ci vogliono, infatti, almeno 3,2 ore kilowatt per produrre 1000 litri di acqua potabile. Inoltre, l'impianto genera giornalmente più di 30 tonnellate di rifiuti, salamoie, di cui il 7 % viene rigettato in mare.

Le acque reflue sono preziose

Israele ricicla anche la maggior parte della sua acqua di scarico, che soddisfano la metà delle esigenze idriche per l'agricoltura. "Abbiamo riutilizzato l'85 % delle acque reflue, ha detto David Sapir, responsabile Acquisti a Mekorot , la compagnia idrica nazionale.

Per Gilad Peled, Direttore dell’IEICI, acque, tecnologie pulite e agro- tecnologie per l'Istituto Israeliano per l'esportazione e la cooperazione internazionale, il risparmio idrico è fondamentale: " Se non facciamo nulla , scoppieranno delle guerre nel mondo a causa della scarsità d'acqua. In Israele, siamo educati fin dall'infanzia di essere il più efficiente possibile a riguardo”. Il Paese vuole essere all’avanguardia in termini di gestione sostenibile delle acque e si propone di svolgere un ruolo di primo piano a livello internazionale. David Sapir è convinto: " Siamo in grado di aiutare a risolvere la crisi idrica globale".

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