La crisi delle patate italiane

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Il 2014 è stato un anno particolarmente difficile per l’agricoltura italiana, che si è trovata a dover fronteggiare condizioni metereologiche avverse che hanno creato problemi a tutti i tipi di coltivazione. E, oltre al maltempo, l’agricoltura del Bel Paese continua a scontrarsi con una mancanza di tutele e di protezioni che, soprattutto quest’anno, rischiano di mettere davvero in crisi il settore.Ne è un esempio la coltivazione della patata, coltivata estensivamente in Italia, che quest’anno oltre a soffrire delle conseguenze delle continue precipitazioni che stanno rendendo particolarmente complessa la raccolta del tubero e inficiando la sua qualità, deve combattere la concorrenza di altri paesi che possono proporre prezzi molto più bassi di quelli dei produttori italiani.La maggiore concorrente dell’Italia nel mercato delle patate al momento è la Francia. I tuberi francesi, infatti, quest’anno sono venduti a 2 centesimi a chilogrammo, contro i 10/14 di quelli italiani (che comunque sono la metà di quelli dello scorso anno), che non possono più contare su quella qualità che da sempre ha contraddistinto il prodotto Made in Italy.Ma non è solo la concorrenza della Francia e di altri paesi produttori a mettere in difficoltà gli agricoltori italiani: c’è da considerare anche il forte calo del consumo delle patate in tutta Europa (fenomeno che si è presentato in questi anni anche negli Stati Uniti, uno dei principali consumatori mondiali del tubero) e, come accennato, la mancanza di tutele.Una legge di due anni fa, infatti, vieta l’utilizzo di aiuti statali per il comparto e a livello comunitario non sono previste misure per il settore. Il che vuol dire che i coltivatori di patate, quest’anno, si troveranno ad avere una minore quantità di prodotto da vendere e anche di qualità più bassa, la cui conseguenza sarà una scarsa, se non nulla, redditività del lavoro di un intero anno.Motivo per cui diverse associazioni di categoria stanno chiedendo al governo di procedere all’attivazione del Piano di Settore Pataticolo, stilato dalla Regioni da oltre due anni ma ancora non effettivo.

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