La rivoluzione dell’agricoltura parte dalla burocrazia

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Tutti i cittadini italiani si trovano quotidianamente a fare fronte alla crescente pressione della burocrazia. Il rapporto con le amministrazioni e lungo e complicato, soprattutto per coloro che si trovano ad amministrare delle aziende medio piccole. L’agricoltura non è certamente al di fuori di questo complesso meccanismo, anzi, sembra essere uno dei settori più colpiti, ma questa situazione potrebbe cambiare e anche in tempi molto rapidi.

Il Ministro dell’Agricoltura, infatti, ha presentato nei giorni scorsi il “Piano Agricoltura 2.0 – Servizi innovativi per semplificare”, un ambizioso progetto che mira a rivoluzionare il rapporto tra i produttori agricoli e le istituzioni, mettendo le seconde al servizio dei primi.

La ‘sburocratizzazione’ è il fulcro di questo piano che dovrebbe prendere il via già a febbraio del prossimo anno, con l’obiettivo di ridurre praticamente a zero la documentazione cartacea che i coltivatori devono costantemente produrre e presentare per portare avanti la loro attività.

In collaborazione con le Regioni, il Ministero dell’Agricoltura ha messo a punto sei strumenti: l’Anagrafe unica delle aziende agricole, che consentirà di avere informazioni aggiornate in tempo reale; il fascicolo unico aziendale, che sostituiràil piano colturale, il piano assicurativo individuale e il quaderno di campagna; la domanda precompilata per la Pac 2015, che sarà disponibile inizialmente per 700mila imprese agricole e permetterà di inoltrare la domanda con un semplice click; il pagamento anticipato a giugno 2015, che consentirà di erogare il 100% di quanto dovuto con un anticipo di sei mesi; la Banca Unica dei Certificati, che raccoglierà tutte le certificazioni necessarie all’attività agricola; e la Domanda Unificata per Pac, Uma, Psr, Assicurazioni, ecc. che sarà disponibile dal 2016.

Il “Piano Agricoltura 2.0 – Servizi innovativi per semplificare” ha ricevuto il plauso delle istituzioni e soprattutto degli agricoltori italiani, ma, visti i precedenti (ad esempio il decreto Salva-suolo) è naturale chiedersi se tutto sarà davvero realizzato. Come altre nobili iniziative volte alla semplificazione dei rapporti dei coltivatori con le istituzioni italiane, infatti, anche questo progetto potrebbe incontrare resistenze dalle istituzioni stesse, in particolar modo da quelle che basano la loro sopravvivenza sulla burocrazia.

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