La vite ad alberello di Pantelleria è Patrimonio dell’Unesco

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L’Italia ha ottenuto nei giorni scorsi un altro importante riconoscimento, quello per la Vite ad Alberello di Pantelleria che è stata iscritta dall’Unesco tra i beni immateriali dell’umanità, grazie ad un unanime parere favorevole espresso dai 161 Stati che fanno parte dell’Organizzazione.Autore del dossier di candidatura è Pier Luigi Petrillo, che lo ha sottoposto alla commissione esaminatrice quattro anni fa. Un periodo di tempo piuttosto lungo, quindi, prima che arrivasse il via libera dell’Unesco, necessario a convincere l’Organizzazione a dare questo riconoscimento, per la prima volta nella storia, ad una pratica agricola. Non si tratta, dunque, solo del riconoscimento di un valore identitario che, come tale, deve essere protetto e promosso, ma anche di quello storico e culturale che questa pratica unica riveste: con l’iscrizione della Vite ad Alberello di Pantelleria nella lista dei Patrimoni Culturali dell'Umanità, come ha commentato il ministro Maurizio Martina, i valori connessi all'agricoltura e al patrimonio rurale sono riconosciuti come parte integrante del più vasto patrimonio culturale dei popoli.La coltivazione della vite ad alberello fu introdotta per la prima volta sull’isola di Pantelleria dai fenici, per poi essere perfezionato e adattato alle esigenze di questa terra (Pantelleria è un’isola molto ventosa caratterizzata da scarse precipitazioni ma da un alto tasso di umidità) e, ad oggi, grazie a questo creativo modo di allevamento delle piante, si produce uno dei vini più famosi della produzione italiana, lo Zibibbo.Le viti pantesche che danno vita a questo unico vino sono coltivate all’interno di conche, ricavate attraverso appositi terrazzamenti, che proteggono le piante dal vento costante che soffia sull’isola e che permettono di immagazzinare l’umidità della notte per nutrire la pianta anche durante il giorno. Le viti, inoltre, sono potate attraverso una pratica particolare che le fa sviluppare in senso orizzontale, tutte all’interno delle conche. Si tratta, inoltre, di una pratica interamente manuale.Petrillo ha definito la pratica della coltivazione ad alberello una pratica creativa e sostenibile, proprio perché è stata in grado di adattare la vite alle esigenze di una terra difficile e produrre, in modo assolutamente e sostenibile, un prodotto di ottima qualità. 

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