La Xylella non infetta la vite

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C’è una buona notizia: la Xylella non risulta infettiva per il genere Vitis. A comunicarlo è il Ministero delle Politice Agricole, Alimentari e Forestali affermando che i test di patogenicità si sono conclusi con un esito positivo: il ceppo rinvenuto a Lecce, denominato come ceppo CoDiRo, non contamina la vite.Le prove di patogenicità sono state effettuate dall’Istituto per la Protezione Sostenibile delle Piante (IPSP) del CNR e dal Dipartimento di Scienze del Suolo, della Pianta e degli Alimenti (Di.S.S.P.A.) dell’Università degli Studi di Bari. Hanno avuto una lunga durata (superiore ad un anno) e hanno riguardato differenti varietà di vite, dimostrando che le misure fitosanitarie applicate alle piante di vite contro Xylella fastidiosa possono essere abolite in quanto il ceppo batterico presente in Puglia non ha alcun effetto su queste piante.Questi risultati rinvigoriscono quanto sinora messo in luce dalle indagini effettuate nei territori contaminati. Il dossier in questione, approfondito dai relativi dati scientifici, è stato già inviato ai competenti uffici della Commissione UE e la sua discussione è prevista nel Comitato Fitosanitario Permanente del 17-18 settembre a Bruxelles, nell'ambito del quale dovranno essere prese le decisioni opportune in merito alla modifica della normativa dell’Unione su Xylella fastidiosa, eliminando la vite dall’elenco delle specie ospiti del ceppo CoDiRO sottoposte a regolamentazione.Per il Ministro Maurizio Martina è una vittoria importante, frutto di un lavoro protrattosi per mesi. Ora, il Ministero provvederà alla pubblicazione del dossier e alla sua diffusione anche nei Paesi terzi, perché in questi mesi sono state numerose le speculazioni che hanno danneggiato il comparto vivaistico connesso al commercio di barbatelle e di viti. Non solo in Puglia.Mediante le proprie ambasciate il Ministero inviterà i Paesi che hanno blocchi sulle piante italiane a riconsiderare le loro decisioni.Tuttavia la Xylella continua a fare discutere, proprio in Puglia. Sarebbero più di un milione, infatti, gli alberi di ulivo infetti e soggetti ad un rapido disseccamento. La “colpa”? Sarebbe proprio della Xylella. Per fare chiarezza è necessario tornare all’estate del 2013, quando i primi focolai di disseccamento degli ulivi iniziarono a diffondersi in Salento, nella zona di Gallipoli. Al tempo, gli scienziati del Cnr di Bari ricollegarono la malattia alla presenza di un batterio, la Xylella fastidiosa, e in particolare a una sua sottospecie detta pauca, di cui trovano traccia sugli alberi colpiti dalla malattia. Il batterio, tipico dell’America Centrale e Settentrionale, non era mai stato individuato in Europa. La teoria dei ricercatori del Cnr è semplice: la Xylella è arrivata in Salento probabilmente come “ospite” di piante ornamentali importate dall’America Centrale, anche grazie agli scarsi controlli alle frontiere comunitarie.Successivamente, l’agente patogeno si è diffuso, grazie alle condizioni ambientali favorevoli e alla presenza di un “insetto vettore” (la cicalella, denominata anche “sputacchina”) che è in grado di “trasportarlo” rapidamente da un uliveto all’altro. Teoria che sembra essere confermata dalla presenza della Xylella su diverse piante ornamentali in arrivo dal Costarica, accertata grazie a controlli effettuati a fine 2014.

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