L’agricoltura italiana conserva il primato europeo

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Malgrado la crisi finanziaria, l’agricoltura italiana conserva il suo primato in Europa. La sua natura essenzialmente anticiclica e la qualità elevata dei prodotti che fuoriescono dai terreni del Belpaese le consentono di essere all’avanguardia.A confermarlo è uno studio condotto dal Servizio Research erogato dall’istituto bancario Mps. Il documento prodotto è stato presentato durante un incontro tenutosi presso la sede centrale del Monte dei Paschi a Rocca Salimbeni alla presenza dell’Ares (Associazione per il Riformismo e la Solidarietà) e dell’Unione Provinciale Agricoltori di Siena. Il tema dell’incontro era “Insieme in campo per coltivare la ripresa, agricoltura, credito e welfare per tornare a crescere”. Al meeting ha partecipato oltretutto Pier Paolo Baretta, sottosegretario al Ministero per l’Economia.L’eredità lasciata dalla recessione durante gli ultimi sette anni è stata pesante. Il Prodotto interno lordo italiano si è contratto dell’8%. Basti pensare che nell’Area dell’Euro in media la contrazione è stata pari allo 0,3%.Si tratta dunque di un’eredità gravosa in termini economici. Eppure, nel nostro Paese l’agricoltura si distingue per essere l’unico comparto mossosi in controtendenza. Meglio di quanto accade in Francia e Spagna, principali sistemi concorrenti di quello italiano.Durante lo scorso anno, in virtù dei suoi 27 miliardi di euro di valore aggiunto reale (VA) in agricoltura, il comparto ha superato i cugini di Oltralpe e oggi è il primo paese europeo per dimensione del settore agricolo.Anche in agricoltura il commercio estero ha mantenuto durante questi anni un ruolo anticiclico, rappresentando il primo motore di crescita e dando battaglia allo stallo dei consumi interni.In termini di export, le produzioni agricole italiane arrivate all’estero dal 2008 al 2014 hanno fatto registrare una crescita pari all’11%, rispetto all’8% registrato dalle esportazioni complessive.Ma il commercio estero vanta ancora un grosso potenziale inespresso, sul quale c’è e ci sarà da lavorare.In termini di valore assoluto, le esportazioni italiane rimangono infatti seste in Europa, dietro Paesi Bassi, Germania, Francia, Spagna e Belgio.L’incapacità di sfruttare i vantaggi di una maggiore internazionalizzazione può dipendere da numerosi fattori. Quello che ostacola l’export agricolo è la dimensione complessiva di impresa.Nella struttura produttiva italiana il ruolo delle Pmi è infatti assolutamente determinante (i due terzi dell’occupazione è assorbita della micro e piccola impresa). Le imprese con un unico dipendente rappresentano il 60% del numero totale di imprese ed in agricoltura questo fenomeno è ancora più enfatizzato.

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