L’agroalimentare è il motore del settore industriale e della ripresa economica

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I dati diffusi dall’Istat sulla produzione industriale relativi allo scorso novembre mettono in evidenza un sostanzioso incremento (+2.8%) dopo più di due anni di costante segno negativo, soprattutto grazie alle performance strabilianti del settore agroalimentare, dimostrando ancora una volta che è proprio questo il settore su cui puntare per dare nuovo slancio all’economia italiana.

I migliori risultati dell’agroalimentare italiano si sono registrati sui mercati esteri, il rapporto dell’Istat segnala ancora un -4% per in consumi interni, con le vendite al di fuori dei confini nazionali di vino, ortofrutta, pasta e formaggi “made in Italy” che nel 2013 sfiorano quasi i 34 miliardi di euro, nonostante le difficoltà che ha dovuto affrontare l’agricoltura lo scorso anno, caratterizzato da un andamento climatico spesso sfavorevole.

La maggior parte delle esportazioni di prodotto agroalimentari made in Italy hanno avuto come destinazione le tavole dei paesi dell’Unione Europea, con un giro di affari pari a 22,5 miliardi (+5 per cento sul periodo precedente). Significativo anche le performance sui mercati statunitensi (+6% con un valore totale di 2,9 miliardi e su quelli asiatici (+8 per cento, 2,8 miliardi). Sui mercati africani e dell’Oceania, l’aumento è stato addirittura del 12 e del 13%.

I dati Istat relativi a novembre – ha commentato la Cia - Confederazione Italiana Agricoltori – confermano ancora una volta la centralità di tutto l’agroalimentare, che diventa sempre più strategico nell’ottica della ripresa dell’economia del Paese.

Queste ottime prestazioni e il giro di affari che hanno generato hanno permesso agli agricoltori italiani di superare l’ennesimo anno di crisi ed anche ad abbattere i costi di produzione, generando così un maggior guadagno e la possibilità di fare nuovi investimenti. È la Cia a sottolineare la necessità che, proprio per l’importanza del settore agroalimentare nell’economia italiana, è necessario provvedere a:

rafforzare le capacità di tutta la filiera di esportare e investire sui mercati internazionali, creando strumenti normativi “ad hoc”, semplificando e razionalizzando le risorse, lavorando sulla frammentazione dei soggetti coinvolti.

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