L’olio d’oliva italiano in cerca del giusto rilancio

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Il Consorzio nazionale degli olivicoltori si è riunito il 3 luglio scorso a Giovinazzo, in provincia di Bari, con i principali rappresentanti della prestigiosa filiera dell’olio di oliva.Un summit che ha coinvolto tutte le organizzazioni economiche, per discutere del nuovo piano olivicolo. Un programma, quest’ultimo, che il governo ha definitivamente approvato stanziando alla filiera ben 32 milioni di euro così come statuito dal Decreto Agricoltura (che si occupa del rilancio delle aree del comparto in crisi).L’imperativo è il seguente: la filiera dell’olio d’oliva italiano deve crescere, e ogni Regione dovrà contribuire a questa crescita. Come? Declinando e attuando le linee guida fornite a livello nazionale mediante un programma applicativo territoriale.Gennaro Sicolo, presidente del Consorzio nazionale degli olivicoltori, ritiene che il comparto italiano dell’olio sia in grado di fare da traino a livello qualitativo ed economico in diverse regioni. L’Italia può vantare più di 200.000 aziende agricole professionali operanti nel settore dell’olio di oliva. Inoltre, secondo Sicolo, l’industria olearia nazionale vanta un fatturato annuo che supera i tre miliardi di euro. Occorre, dunque, prendere esempio da quei Paesi che ogni anni investono enormi capitali per far crescere il settore olivicolo e renderlo competitivo. Gli esempi non mancano: Marocco, Tunisia e Spagna sono in prima linea in questa area produttiva.Lo scenario internazionale è dunque competitivo. E l’Italia, di conseguenza, non può permettersi di restare al palo. L’aiuto dell’esecutivo di Governo ha fatto si che si realizzasse un piano nazionale olivicolo positivo. Le regioni e il sistema agrario avranno ora il compito di interpretarlo al meglio per procedere nella migliore attuazione possibile.Per riuscirci, ci sono degli ostacoli da superare. In primo luogo, la qualità italiana va difesa. Qualità e distintività sono due termini importanti quando si parla di olio di oliva 100% italiano. Costituendo Igp a livello regionale il settore sarà in grado di privilegiare queste due componenti.Il rilancio della filiera e lo sviluppo dell’intero settore, dunque, passano per il programma olivicolo nazionale. Un piano, questo, che rispetta le caratteristiche e le tipologie di olivicoltura. Ognuna di esse deve essere valorizzata mediante una intelligente strategia di segmentazione del mercato.

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