Mais, troppe importazioni e quotazioni basse

|
Le quotazioni del mais nazionale nell’ultimo periodo sono state tra i 145 e i 147euro/t, nettamente più basse di quelle rilevate per il mais estero comunitario, quotato tra i166 e i 168euro/t, e per quello non comunitario, attestatosi tra i 179 e i 180euro/t. Sono questi i dati riportati dall’Associazione granaria di Milano, che mette in evidenza anche che l’Italia importa il 35% di mais dall’estero, numeri che indicano una situazione di forte sofferenza per una coltivazione che, fino a qualche anno fa, era in grado di garantire la quasi autosufficienza.A cosa è dovuto tale fenomeno? Secondo Marco Aurelio Pasti, presidente dell’Associazione maiscoltori italiani, sono due i principali fattori alla base della crisi del mais nazionale: da un lato la necessità di connettersi ai mercati internazionali che ha indebolito la rete di protezione a favore del prodotto interno, e, dall’altro, il peggioramento delle condizioni climatiche registrato negli ultimi anni.Nel futuro del mais italiano, quindi, c’è una forte tendenza all’instabilità, dovuta anche a una linea politica comunitaria che non favorisce la valorizzazione di questa coltura. La nuova Pac, come dichiarato da Pasti, dovrebbe essere rivista sotto molti aspetti, prima di tutto quello della remunerazione dei maiscoltori: con l’entrata in vigore della riforma, infatti, verrà rivoluzionato il contributo di 63 euro a tonnellata, che sarà tolto e distribuito in modo disaccoppiato, cambiamento non necessario che complica ulteriormente la situazione dei produttori, già alle prese con una fiscalità vecchia di 60 anni e complicazioni burocratiche.Un altro aspetto da considerare per dipingere lo scenario futuro del mais è quello degli investimenti. Tra gli anni Sessanta e Novanta, il periodo di maggiore prosperità del settore, infatti, non sono stati fatti quegli investimenti, soprattutto nel campo della genetica, che avrebbero permesso di aumentare la resa per ettaro del mais oltre le 12 tonnellate, mentre ad oggi si è ancora fermi a 8/10.Un errore che non deve essere ripetuto, in particolare ora che ci sono nuove strade da percorrere e che vanno verso un uso più razionale delle risorse, in particolare l’acqua. È il momento di investire sull’irrigazione goccia a goccia, un sistema che, per quanto costoso e difficile da ammortizzare con le attuali quotazioni del mais, ma con un forte  ritorno a lungo termine in termini di qualità e di quantità di prodotto. 

ISCRIVITI ALLA NOSTRA RIVISTA

Conferisco il consenso al trattamento dei dati personali