Patate: proposte per il rilancio del mercato

|

È stata una ‘due giorni’ assolutamente intensa quella che ha animato il sedicesimo Incontro nazionale sulla patata organizzato in occasione di Eima da Ce.Pa. (centro per la documentazione della patata di Bologna). Hanno discusso sul tema numerosi ricercatori, tecnici, gastronomi e cuochi, tutti alla ricerca di un modo per evitare che altre aziende abbandonino la coltivazione di questo tubero. Colpa degli investimenti necessari e della concorrenza del prodotto estero che hanno ridotto al lumicino il numero dei produttori.

Rilanciare la coltivazione della patata si può. L’importante è individuare i miglioramenti più adatti in sede di filiera.

Gli esperti suggeriscono di fare affidamento alla genomica, nonché al trattamento del Dna in fase di selezione. Noi di Netafim consigliamo di dare un’occhiata alle nuove tecniche di irrigazione. Cosa fondamentale è quella di essere sempre aggiornati sui nuovi strumenti e su quelle che sono le principali tecniche di difesa del tubero, un bene da trattare con la massima delicatezza.

Al di là dei fattori di lavorazione e produzione, il mercato presenta alcuni nodi da sciogliere il prima possibile. Primo fra questi è il problema dello scarso affiatamento tra i diversi produzioni di patate.

Le patate coltivate nel Nostro Paese raggiungono altissimi standard qualitativi. Il che significa che produrle costa troppo e non sempre vengono scelte in virtù del loro prezzo molto alto. La catena del valore attualmente è spostata a vantaggio delle fasi intermedie e finali. Tra queste menzioniamo le fasi di condizionamento e distribuzione.

Morale della favola: ai produttori rimangono in tasca ben pochi “spiccioli”: parliamo di circa 20 centesimi per ogni kg, a fronte di un prezzo finale di 75 centesimi.

Alcuni numeri: sono 120.000 le aziende che l’Istat aveva individuato nel 2000 come coltivatrici di patate. Ora 70.000 hanno abbandonato la produzione. Produzione che è scesa dagli oltre 2 milioni di tonnellate agli odierni 1,7 milioni. Così, non viene coperto neanche il normale fabbisogno nazionale che si attesta intorno ai 2,1 milioni di tonnellate.

ISCRIVITI ALLA NOSTRA RIVISTA

Conferisco il consenso al trattamento dei dati personali