Nuovi fornitori: dopo l’embargo la Russia si rivolge a Cina, Turchia e Israele

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Dall’agosto dello scorso anno, la Russia a seguito del conflitto geopolitico con l’Ucraina ha vietato l’import di frutta e verdura provenienti da Australia, Canada, Ue, Usa e Norvegia.

La lista dei prodotti soggetti a restrizioni è ampia e comprende verdura, radici commestibili e tuberi. Il divieto ha validità di dodici mesi. Tuttavia, il Governo russo ne ha già comunicato l’estensione; le restrizioni commerciali rimarranno infatti attive fino a quando non verranno rimosse le sanzioni economiche occidentali nei confronti del Cremlino.

Prima dell'embargo, ad agosto dello scorso anno le importazioni di ortaggi in Russia avevano fatto registrare un incremento del 14% pari a 2,4 milioni di tonnellate per un valore complessivo di 2,3 miliardi di dollari. Questa cifra si giustifica pensando al grande volume di importazioni registrato nei primi 6 mesi del 2014.

La Russia ha successivamente colmato il vuoto di importazioni acquistando prodotti da altri Paesi quali ad esempio Turchia, Cina, Israele. Alcuni rivenditori si sono comunque lamentati della esigua quantità di verdure importate, decisamente inferiore in confronto all'anno precedente.

Secondo il Servizio federale russo delle dogane le esportazioni verso la Russia sono aumentate in Paesi come la Macedonia (in particolare cetrioli, pomodori e cavolfiore) e la Bielorussia che ha esportato 10 volte di più melanzane, cavolfiore, carote, cetrioli, lattuga in confronto allo stesso periodo dell'anno precedente.

Nel corso degli ultimi 3 mesi del 2014, le importazioni russe apparivano in calo del 12,3% in confronto allo stesso periodo del 2013. In particolare modo le importazioni di cavolfiori e broccoli nell'ultimo trimestre del 2014 sono scese del 61%, la lattuga è scesa del 47%, il cavolo è sceso del 29%, i pomodori e i peperoni sono scesi del 21%.

Il deprezzamento del Rublo e l'aumento dei prezzi lascia presagire, nei prossimi mesi, una diminuzione nell'importazione di ortaggi, in modo particolare di quelli più costosi come cavolfiori, broccoli, melanzane e sedano.

Sino ad oggi questa massiccia restrizione delle importazioni, assieme a un deprezzamento della moneta locale, ha portato a un vertiginoso aumento dei prezzi di frutta e verdura sul mercato russo (dati relativi a febbraio 2015 confrontato con febbraio 2014) di circa il 43%.

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