Olivicoltura, il settore è in netta ripresa

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La buona notizia è che il settore dell’olivicoltura in Italia appare in netta ripresa. Fioritura e allegagione sono in ottime condizioni. Infratti, la produzione nella prossima campagna olearia potrebbe raggiungere le quattromila tonnellate.

In termini numerici e qualitativi, dunque, potrebbe trattarsi di una delle annate più positive dell’ultimo periodo.

Spostiamoci nel nord della Puglia, dove fioritura e allegagione sono state eccezionali per il quarto anno di fila. Merito delle condizioni climatiche favorevoli e, ovviamente, del lavoro degli operatori.

Una delle preoccupazioni riguarda i prezzi leggermente in calo. In mancanza di olio italiano, infatti, negli ultimi anni i distributori hanno sovente puntato su quello comunitario.

Il presidente Aifo, Gonnelli, ha espresso chiaramente il suo pensiero affermando che il prezzo dell'extra vergine italiano non può e non deve tornare a 2,5 euro/kg e che i 6 euro/kg di oggi non devono rappresentare un'eccezione.

Ma, è opportuno ripeterlo, il comparto dell’olivicoltura è in netta ripresa ed è più che auspicabile un ritorno all’acquisto di olio proveniente dal nostro Paese.

Le prospettive sono buone. Non solo il Puglia ma anche in Sicilia e Calabria. A Catania, in base alle prime proiezioni, si registra un aumento della produzione pari al 20% in confronto al 2013.

Per alcune varietà di olive, nel calabrese, si parla di 100% di allegagione. Gli operatori si attendono una produzione abbondante e sono ottimisti anche sulla prossima campagna olearia.

In Sardegna, come per l’ultimo raccolto, si attende una buona produzione e olive grandi.

In Molise la speranza è che si torni alle quantità del 2013. I terreni dispongono di riserve idriche sufficienti per affrontare il periodo estivo. La speranza principale riguarda i mesi che verranno. È fondamentale che non siano eccessivamente caldi e siccitosi.

Restando nel centro d’Italia, in Lazio sarà una buona campagna olearia e nelle Marche tutto tornerà nella norma dopo due anni non facili. C’è ottimismo, anche perché le riserve dei privati sono ridotte al lumicino e il mercato ha bisogno della produzione interna e non di olive sottocosto vendute da olivicoltori occasionali.

Buone prospettive produttive anche in Abruzzo, dove grazie alle ottime fasi di preparazione tutto rientrerà su livelli standard.

Dopo questa panoramica delle principali regioni in cui si produce, si può tirare un sospiro di sollievo.

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