Olivo e siccità: uno scenario meno tragico con l’aiuto dell’irrigazione a goccia

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In questa estate del 2017 si assiste ad un continuo richiamo ai danni che la siccità sta portando alle colture sul territorio italiano.
Ma è davvero impossibile affrontare una stagione così?
L’uso razionale dell’irrigazione a goccia permette di affrontare stagioni, tra l’altro sempre più ricorrenti, con scarsa piovosità e alte temperature.
Come reagisce l’olivo ad una stagione così?
In generale si adatta bene a condizioni di prolungata carenza idrica ma la produzione subisce inevitabilmente dei danni se non viene praticata un’idonea irrigazione che ne soddisfi almeno i fabbisogni minimi. Nell’olivo la resistenza a periodi di siccità è il frutto di una serie di caratteristiche sviluppate nel corso dell’adattamento evolutivo. Un apparato radicale abbastanza superficiale ma capace di svilupparsi in profondità; le foglie piccole e rigide, gli stomi protetti da tricomi. In condizione di carenza idrica il rapporto radice chioma cresce, ovvero la pianta investe in proporzione più nelle radici che nella parte aerea riducendo così la superficie traspirante a vantaggio di quella assorbente. Un sistema vascolare con vasi stretti e brevi che agevolano la continuità del flusso quando l’acqua scarseggia nel terreno. Altri meccanismi come la chiusura parziale degli stomi (minima attività fotosintetica e termoregolazione) e il mantenimento di elevate differenze di potenziale idrico tra suolo e chioma, rendono possibile estrarre l’acqua anche da terreni con bassi contenuti idrici.
Applicando l’irrigazione a goccia gli apporti idrici sono orientati alla prevenzione degli stress idrici nei tessuti della pianta e sono tesi a favorire un corretto metabolismo. L’apporto d’acqua va effettuato durante le fasi di maggiore moltiplicazione cellulare, in quanto prolungati periodi di stress riducono la fotosintesi e l’accumulo di riserve. Sarebbe bene iniziare quando il terreno è ancora umido e assistere la pianta durante la fioritura, l’allegagione e durante il primo sviluppo del frutto con restituzioni pari circa al 50% dei millimetri di evapotraspirazione. Passata la fase di indurimento del nocciolo, dove il fabbisogno irriguo è minore, concentrarsi sull’ingrossamento della drupa e l’accumulo di olio in settembre.
Possiamo affermare quindi che l’irrigazione a goccia consente di controllare lo stato idrico dell’olivo anche in stagioni molto severe. L’impianto a goccia può essere progettato in funzione delle diverse esigenze delle aziende siano esse legate alla disposizione (fasce, terrazze, altimetria) che alla capacità gestionale dell’azienda (automazione, programmazione irrigua). La qualità dell’olio extra vergine estratto, in termini di composizione in acidi grassi, numero di perossidi e acidità libera, non subisce significativa influenza da parte dell’irrigazione.
Invece il profilo sensoriale in oli da olivi irrigui migliora dato che può giovarsi dell’aumento dei composti volatili responsabili di erbaceo e fruttato.
Quindi migliore produzione e qualità se si pratica l’irrigazione a goccia su olivo.
Le ali gocciolanti consigliate sono dotate di gocciolatori autocompensanti (al variare della pressione erogano tutti la stessa portata) i quali permettono una distribuzione dell’acqua disponibile, anche se in minima quantità, con altissima efficienza all’oliveto e che ciascuna pianta riceva lo stesso quantitativo d’acqua. Da più di 50 anni Netafim porta avanti la rivoluzione della goccia in agricoltura, tecnica considerata unanimemente la più efficiente e la più sostenibile ed applicabile in ottica futura. Crescere in produzione e qualità usando meno risorse, idriche in primis, è possibile: soprattutto in olivicoltura.

Alberto Vezio Puggioni

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