Patate italiane, poche ma buone

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La produzione di patate in Italia si attesta a circa 15-17 milioni di tonnellate, a fronte di un consumo di 21 milioni di tonnellate. Questa fa sì che sia necessario importarne un buon quantitativo anche dall’estero –intorno ai 4-6 milioni di tonnellate- soprattutto da paesi come Germania, Francia e Olanda.

Se questa è una situazione normale, non lo è più dal momento in cui le superfici coltivate a patate si vanno continuamente riducendo a causa di una disincentivazione della produzione nazionale, che porta il consumo di questo tubero ad essere sempre più dipendente dall’estero. La conseguenza è l’impossibilità a tenere sotto controllo il prezzo, determinato, a questo punto, dal mercato nord europeo.

È Roberto Chiesa, direttore commerciale dell'azienda Romagnoli F.lli SpA di Bologna, a spiegare quello che è accaduto in questo ultimo anno nella coltivazione delle patate:

A differenza di quanto accaduto in altri paesi europei forti produttori di patate, come Belgio, Olanda, Francia e Germania, dove le superfici coltivate sono risultate pressoché stabili, nel 2012 in Italia abbiamo registrato un calo dell'8-10% rispetto all'anno precedente, con picchi del 22-25% (nel sud Italia).

Oltre alla riduzione delle terre dedicate alla coltivazione delle patate, il 2012 è stato anche funestato da una serie di circostanze che hanno inficiato la resa produttiva ma sono state favorevoli per i prezzi:

Per quanto riguarda la campagna 2012 le prime produzioni, a luglio-agosto, sono arrivate su un mercato vuoto, il che ha significato prezzi remunerativi per i produttori: 18-20 cent/kg in Veneto e, grazie all'Accordo Quadro Emilia-Romagna, 25 centesimi a Bologna.

Rimane però difficile garantire una giusta remunerazione a causa degli alti costi di produzione delle patate. Infatti, se la resa di un ettaro non è mai superiore ai 400 quintali di patate, il costo arriva anche a 6.000-6.500 euro, per questo Chiesa chiede che siano pesati e messi in atto diversi modelli di produzione che possano garantire rese produttive maggiori per consentire costi di produzione competitivi.

Da rivedere anche quello che accade nelle fasi commerciale e distributiva delle patate, soprattutto per quanto riguarda i grossisti e, quindi, il commercio al dettaglio, che si sono rivelati incapaci, per la stagione produttiva del 2012, a cogliere l’opportunità data dal mercato che presentava una scarsità di prodotto ma di ottima qualità.

Chiesa spera in una migliore organizzazione per il 2013:

La sensazione è che anche la stagione 2013 sarà positiva, infatti le nuove produzioni arriveranno su un mercato vuoto, con scorte ridotte al minimo e sempre più orientato sul prodotto di origine italiana […] il quale, pur posizionandosi su un più alto livello di prezzo, garantisce maggiore sicurezza oltre al rispetto di codici etici di produzione.

Quello di Chiesa è un impegno in prima persona: nell'estate 2013 inaugurerà a Molinella (BO) un nuovo stabilimento di 12.000 metri quadrati per la produzione, il confezionamento e lo stoccaggio esclusivo di patate e cipolle, e l’organizzazione di 54 campi sperimentali in cui vengono testate le diverse cultivar e messe a punto le nuove tecniche di produzione. Un investimento molto coraggioso in un periodo di crisi e in una situazione di aumentata concorrenza estera.

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