Agroenergie, biocarburante dal Pennisetum purpureum in Nord America

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L’agricoltura del futuro si avvia verso la multifunzionalità e punta all’autosufficienza energetica, un obiettivo ambizioso da conseguire grazie al solare sulle serre, al riciclo degli scarti agricoli per produrre biogas ed ovviamente alle colture da biomasse.

Per arginare il rischio del conflitto food-fuel, la ricerca sui biocarburanti si sta concentrando su biocolture capaci di crescere in terreni marginali ed in condizioni climatiche avverse, aree in cui la produzione di colture agroalimentari sarebbe difficile. Aumentare la quota di biocarburanti, d’altra parte, è fondamentale per raggiungere gli obiettivi di riduzione delle emissioni di CO2 fissati al 20% entro il 2020, nell’ambito delle politiche di contenimento del riscaldamento globale.

A riguardo segnaliamo un’interessante ricerca condotta da un’équipe di ricercatori afferente allo U.S. Department of Agriculture e pubblicata sulla rivista specializzata BioEnergy Research. William Anderson, genetista dell’Agricultural Research Service (ARS) di Tifton (Georgia), ha esplorato, insieme al suo team, le potenzialità come materia prima per la produzione di biocarburante del Pennisetum purpureum.

Si tratta di un’erba perenne utilizzata per nutrire il bestiame,  abbastanza resistente alla siccità e che cresce bene sui terreni marginali grazie ad un apparato radicale molto robusto.

Questa pianta, inoltre, è in grado di filtrare le sostanze nutritive dal deflusso nelle aree ripariali. I ricercatori hanno testato le esigenze nutrizionali della pianta e la sua resa nella produzione di biocombustibile, mettendola a confronto con le caratteristiche di altre quattro piante comuni. Dall’analisi è emerso che il Pennisetum purpureum rappresenta un’ottima materia prima per la produzione di biocarburanti, perché resiste al caldo ma anche alle prime ondate di gelo e permetterebbe di proseguire il raccolto fino all’inizio dell’inverno.

Gli obiettivi degli Stati Uniti nel settore delle energie rinnovabili sono ambiziosi: il programma per la riduzione delle emissioni prevede di aumentare fino a 36 miliardi i galloni di biocarburanti entro il 2022. Una larga fetta di energia rinnovabile pulita proverrà dall’etanolo ricavato dal mais, 21 miliardi di galloni dovrebbero invece essere ricavati da altre biocolture. Ecco perché è essenziale proseguire le ricerche per esplorare il potenziale di diversi tipi di piante in vari contesti climatici, anche estremi.

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