Produzioni alimentare da record e prezzi sempre più bassi

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Dopo più di quattro anni l’Indice dei prezzi alimentari della Fao ha finalmente toccato un nuovo record positivo arrivando al suo minimo storico di 179,4 punti con un calo dell’1% rispetto a gennaio 2015 (181,2 punti) e del 14% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno (208,6 punti) e, secondo l’Organizzazione, questo trend continuerà anche nei prossimi mesi.

A calare di più sono stati i prezzi dello zucchero, dei cereali e della carne, compensando in questo modo l’aumento di quelli del latte e dell’olio di palma.

L’indice del prezzo dello zucchero a febbraio 2015 è stato di 187,4 punti, un calo del 4,9% rispetto al mese precedente dovuto principalmente alla maggiore produzione prevista in Brasile; quello dei cereali si è attestato a 171,7 punti, in diminuzione del 3,2% grazie alla revisione al rialzo delle stime di produzione; mentre il prezzo della carne è sceso solo dell’1,4%  arrivando a 187,4 punti.

Le minori produzioni previste in Europa, Nuova Zelanda e Australia hanno fatto invece aumentare del 4,6% l’indice del prezzo del latte, così come le alluvioni in Malesia e il blocco dei sostegni previsti per il settore in Indonesia, hanno spinto in alto il prezzo dell’olio di palma, cresciuto dello 0,4% rispetto a gennaio 2015.

Era dal luglio del 2010 che l’indice dei prezzi alimentari della Fao non scendeva così in basso e questo fenomeno, come ha spiegato  Michael Griffin, esperto Fao del mercato dei prodotti lattiero-caseari e del bestiame, è dovuto, oltre che alle buone condizioni della maggior parte delle colture e alle stime al rialzo previste per quest’anno, anche ad un fattore prettamente economico, ovvero la debolezza di molte valute rispetto al dollaro Usa, tutti fattori che sembrano poter perdurare nel tempo.

Secondo la Fao, infatti, i prossimi mesi saranno particolarmente positivi per tutto il settore alimentare, grazie soprattutto all’abbondanza dei cereali. Per il 2015 è stata stimata una produzione globale di cereali pari a 2.542 milioni di tonnellate, l’1% in più rispetto al 2013, che porterà le scorte a 631 milioni di tonnellate, la cifra più alta da 15 anni.

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