Quanta terra ti serve per vivere?

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Seppur giovane e con qualche limite, il concetto di impronta biologica sta ricevendo una sempre maggiore attenzione sia da parte di scienziati ed esperti che dei consumatori. Questo concetto, usato per la prima volta nel 1996 da Mathis Wackernagel e William Rees nel loro libro "Our Ecological Footprint: Reducing Human Impact on the Earth”, che indicava, in origine, l'area biologicamente produttiva di mare e di terra necessaria a rigenerare le risorse consumate e i rifiuti prodotti dalla popolazione di un determinato territorio, negli anni si è ampliato per considerare tutti gli aspetti e gli effetti del consumo dell’umanità.

Tra questi, uno a cui la comunità scientifica sta dedicando grande attenzione è l’impronta relativa alla terra, intesa come quantità di suolo consumata ogni giorno dalla popolazione mondiale, un aspetto che ha delle implicazioni non solo su questa risorsa, ma anche sull’economia, la società e l’ecologia delle aree in cui sono prodotti i diversi beni di consumo.

E sono gli europei i maggiori consumatori di suolo al mondo. Ogni anno per la produzione dei beni consumati dagli abitanti dell’Unione sono necessari 640 milioni di ettari di terreno ovvero il doppio delle dimensioni dell’Ue stessa, cifra che comprende anche la terra “virtuale”, lo spazio intangibile entro il quale avvengono gli scambi tra un paese e l’altro. Tra i maggiori consumatori di terra in Europa ci sono Germania, Regno Unito, Italia, Francia, Paesi Bassi e Spagna.

Se il consumo di terra in Europa è maggiore di quella a disposizione, vuol dire che il continente utilizza per il sostentamento del suo stile di vita terre che non sono sue – localizzate prevalentemente in Cina, Mongolia, Russia e Brasile – rubandole letteralmente a chi vive in queste zone. Come calcolato dal gruppo di esperti per le risorse internazionali del Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente, infatti, ogni essere umano ha a disposizione 0,2 ettari di terra all’anno, ovvero una decima parte di questo utilizzato ogni giorno da un europeo: 1,3 ettari di terreno pro capite, sei volte la quantità consumata dagli abitanti del Bangladesh.

La terra, così come l’acqua, è una risorsa non rinnovabile, almeno non a breve termine: senza un drastico cambiamento dei modelli di consumo a livello globale – nell’agricoltura industriale, nelle città e nella dieta dei cittadini di tutto il mondo – la concomitante carenza di più risorse essenziali potrebbe portare ad una crisi irreversibile del sistema cibo-pianeta entro i prossimi cinquanta anni.

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