Fame nel mondo, 132 milioni di persone in meno ne soffrono. Ma è ancora allarme nel terzo mondo

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Diminuito di 132 milioni tra il 1990-92 e il 2010-12, il numero delle persone che soffrono la fame nel mondo. Le cifre dicono che si è passati dal 18,6% al 12,5% della popolazione mondiale e dal 23,2% al 14,9% per quanto riguarda i Paesi sottosviluppati.

Tutto come previsto in base all'obiettivo di sviluppo del millennio (Mdg, l'acronimo inglese) che si spera diventi in breve una meta raggiungibile. L’obiettivo è stato fissato dal rapporto "The state of food insecurity in the world 2012" (conosciuto con l'acronimo di Sofi 2012) ed elaborato da Onu - Organizzazione delle nazioni unite per l'alimentazione e l'agricoltura (Fao), Fondo internazionale per lo sviluppo agricolo (Ifad) e Programma alimentare mondiale (Pam).

Non ci sorprende che la stragrande maggioranza delle persone che soffrono la fame (parliamo di circa 852 milioni di persone) abiti nei Paesi in via di sviluppo. Tra questi c’è l’Asia in testa. Questa maggioranza rappresenta il 15% della popolazione complessiva. Più sorprendente, invece, scoprire che sono aumentate nei Paesi sviluppati: circa 16 milioni. Fao, Ifad e Pam si fanno sentire tramite i loro responsabili.

Denuncia José Graziano da Silva, assieme a Kanayo F. Nwanze ed Ertharin Cousin:

In un mondo di opportunità tecnologiche ed economiche senza precedenti, troviamo assolutamente inaccettabile che più di 100 milioni di bambini sotto i cinque anni siano sottopeso, in condizioni di non poter sviluppare a pieno il proprio potenziale umano e socio-economico, e che la malnutrizione infantile uccida ogni anno più di 2,5 milioni di bambini. Ci preoccupa, in particolare, che la ripresa economica dalla crisi finanziaria mondiale degli ultimi anni sia ancora molto fragile. Ciononostante, facciamo appello alla comunità internazionale affinché faccia uno sforzo supplementare per assistere i più poveri a realizzare il diritto fondamentale a un'alimentazione adeguata. Il mondo dispone delle conoscenze e dei mezzi per eliminare tutte le forme d'insicurezza alimentare e malnutrizione. E' necessaria una strategia del "doppio binario", che punti da una parte a una generale crescita economica (incluso il settore agricolo) e dall'altra fornisca reti di protezione sociale per i più vulnerabili.

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