Rinnovabile e fotovoltaico: pubblicati i nuovi decreti di incentivazione

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Hanno suscitato alcune polemiche i decreti disciplinanti i nuovi regimi di incentivazione per le fonti rinnovabili elettriche e per il fotovoltaico, pubblicati nei giorni scorsi. È dunque opportuna un’attenta analisi del decreto. Si evince che i miglioramenti apportati costituiscono un numero particolarmente esiguo. Il decreto disciplinerà gli impianti che entreranno in funzione dal primo gennaio del prossimo anno.

Le novità sono le seguenti:

  • per quanto concerne il tetto di spesa, il costo indicativo cumulato di tutte le tipologie di incentivo degli impianti a fonte rinnovabile, con esclusione di quelli fotovoltaici, non può andare oltre i 5,8 miliardi di euro annui.
  • Per quanto concerne l’aspetto burocratico, la soglia per l’iscrizione al registro per accedere agli incentivi viene fissata a 200 kW per le biomasse e a 100 kW per il biogas. In precedenza per ambedue era prevista una soglia di 50 kW.
  • Sono cambiati anche alcuni termini di accesso più generali: dall’elenco delle priorità per la graduatoria del registro è stata tolta quella relativa a “impianti iscritti al precedente registro”; ciò vuol dire che gli impianti di proprietà di aziende agricole, singole o associate, alimentati da biomasse e biogas che utilizzano coltivazioni dedicate e sottoprodotti con potenza non superiore a 600 kW avranno diritto di prelazione.
  • L’articolo 26, che premia gli impianti a biogas che utilizzano tecnologie avanzate per la parte relativa al premio azoto, è stato modificato: sono previsti tre premi scalari, 30-20-15 €/MWh, in relazione alla percentuale di abbattimento dell’azoto calcolata all’ingresso dell’impianto e all’assetto cogenerativo. Anche il premio per gli impianti che usufruiscono di calore cogenerato e utilizzato per teleriscaldamento è stato modificato: passerà dai 10 ai 40 euro.

Analizzate le principali novità, soffermiamoci sulle grane che il decreto non è riuscito a risolvere: il sistema tariffario è più in linea con le esigenze di contenimento dei costi e di efficienza del sistema, nonché con la volontà di supportare lo sviluppo bioenergetico. Tuttavia, le tariffe base previste rischiano di non essere sufficienti per consentire la realizzazione degli investimenti. Il nuovo decreto, in breve, rischia di penalizzare gli impianti a biogas più, che sono di vitale importanza per il settore agricolo.

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