Riso, è allarme per semi non certificati

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Per lungo tempo il settore risicolo italiano è stato leader a livello europeo, ma negli ultimi anni la situazione sta cambiando e non certo in meglio.Secondo i dati resi noti da Assosementi in occasione della Giornata nazionale di aggiornamento agronomico e varietale del riso, infatti, le superfici per la moltiplicazione del riso da seme sono diminuite del 30%, passando, dal 2010 al 2014, da 13.700 ettari a meno di 10.000. Allo stesso tempo sono scese anche le superfici dedicate alla coltivazione del riso che, nello stesso periodo, sono passate da246.500 ettari a 219.500 ettari, ovvero un calodel 10%.Un altro dato molto significativo su cui Assosementi ha voluto puntare l’attenzione è quello che riguarda l’aumento dell’utilizzo di sementi non certificate, che, ad oggi, sono utilizzate nel 30% delle coltivazioni. Si tratta di un fenomeno preoccupante, le cui conseguenze sono sia a breve che a lungo termine.In uno scenario in cui sono in diminuzione sia la produzione di sementi certificate che le superfici dedicate alla coltivazione del riso da consumo, diviene sempre più complesso garantire un prodotto sano, sicuro e di alta qualità al consumatore finale. Solo le sementi certificate, infatti, sono in grado di garantire la sanità e la germinabilità del seme, presupposti indispensabili per un ulteriore sviluppo della ricerca varietale, di fondamentale importanza per fronteggiare le grandi sfide a cui l’agricoltura sta andando incontro a causa del cambiamento climatico.Oltre ad essere una pratica illegale, infatti, l’uso di sementi non certificate mina alla base la possibilità di sviluppo di varietà innovative capaci di adattarsi alle nuove esigenze alimentari, ricerca in cui l’Italia si è sempre stata impegnata con successo, come dimostra l’iscrizione di 70 nuove varietà di riso nel Registro nazionale delle varietà in un solo decennio.I semi certificati non sono una possibilità, ma una necessità: in un momento in cui, oltre alle sfide che arrivano ai risicoltori dai cambiamenti climatici, cresce costantemente la concorrenza di altri paesi, l’utilizzo di semi certificati e maggiori investimenti nella ricerca varietale sono le uniche armi a disposizione dei risicoltori per continuare ad essere leader del settore e assicurare ai consumatori un prodotto sano e di alta qualità.

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