Scienza e tecnologia per la rinascita del vino italiano

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Avere un’azienda agricola ai nostri giorni è un compito davvero difficile che richiede, oltre alla passione, anche tutta una serie di nuove competenze che spaziano dalla scienza alla tecnologia. Competenze, queste, necessarie per dare vita a prodotti di qualità e sicuri per la salute e per fare fronte alle condizioni climatiche in continuo cambiamento.

L’utilizzo di tecniche e tecnologie innovative si rende necessario soprattutto per la produzione del vino, come ha spiegato Riccardo Cotarella, presidente di Assoenologi, durante il 68° Congresso dell’associazione che si è tenuto ad Alba, in Piemonte, dove 120 anni è nata Assoenologi:

Senza scienza non c’è progresso, neanche nel vino. Dobbiamo smettere di pensare e far pensare ai consumatori che il vino si fa da solo, perché produrre un vino di qualità è un procedimento complesso, fatto della conoscenza e della gestione di mille elementi, dal terreno ai cloni di vite e così via, e va ben oltre tanti concetti un po’ “naif” che stanno tornando in voga.

È proprio grazie all’utilizzo di scienza e tecnologia che il vino italiano è riuscito a divenire un prodotto famoso e molto ricercato in tutto il mondo nonostante la concorrenza che arriva soprattutto dai nuovi produttori. L’uso di tecniche innovative ha infatti permesso di migliorare la produzione di moltissimi vitigni indigeni – tra questi ci sono il Nero d’Avola, il Primitivo, l’Aglianico, il Verdicchio – ossia vitigni tipici di specifiche realtà regionali la cui produzione era stata sempre considerata non adatta ai grandi mercati.

La ricerca in campo enologico, continua Cotarella, ha permesso anche di fare fronte alle difficoltà che provengono dai mutamenti climatici in atto:

Oggi siamo davanti a nuove sfide, un clima sempre più imprevedibile di anno in anno, l’aumento del grado alcolico, che vanno vinte e gestite, tenendo ben presente che il giudice unico delle nostre scelte è il mercato. E noi tecnici siamo chiamati a scelte coraggiose, a volte anche contraddittorie, che devono nascere dalla ricerca e dal confronto anche con altre realtà, perché la soluzione in tasca non ce l’ha nessuno. Non dobbiamo far conto sui “bonus” che la natura, con paesaggi unici, e la storia, ci hanno concesso, perché seppur preziosi questi elementi non bastano più per affrontare la concorrenza mondiale.

Conoscenza delle tecniche di produzione, quindi, ma anche mentalità imprenditoriale. È questo connubio che ha portato il vino italiano ad essere un prodotto molto richiesto sul mercato internazionale, come dimostrano i dati presentati da Giuseppe Martelli, direttore generale di Assoenologi:

Cresce il valore dell'export di vini italiani: +10% nel primo trimestre del 2013, per un totale di 1,1 miliardi di euro.

In quattro anni il valore del vino italiano esportato ha avuto un incremento del 25%, passando da 1,75 a 2,20 euro a bottiglia. La tendenza all'incremento delle nostre esportazioni é incessante. Nonostante la crisi a fine 2012 è stato registrato un aumento di 6,5% in valore e -8,8% in volumi.

Esportiamo meno vino ma incassiamo di più, il che significa che mandiamo all’estero prodotti con sempre maggiore valore aggiunto.

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