Sicurezza alimentare, esistono alternative agli OGM?

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 Con il continuo aumento della popolazione mondiale il problema della sicurezza alimentare si sta facendo sempre più pressante. Entro il 2050 il pianeta Terra ospiterà circa 9 miliardi di persone, poco meno del doppio dell’attuale popolazione mondiale, il che vuol dire che per garantire cibo a sufficienza per tutti sarà necessario raddoppiare anche l’attuale produzione alimentare.Molte nazioni ricche – Stati Uniti, Giappone, Corea, Olanda, Gran Bretagna, Norvegia, Arabia Saudita ed Emirati, Malaysia e Singapore – stanno correndo già da ora ai ripari acquistando a basso costo terreni incolti in nazioni attualmente in via di sviluppo dell’America Latina e dell’Africa equatoriale cercando allo stesso tempo di accaparrarsi anche le risorse idriche necessarie a rendere fertili e produttive queste terre.Lo si potrebbe chiamare un investimento a lungo termine, ma non è certo una soluzione adeguata per garantire il sostentamento alla popolazione mondiale presente e futura.La soluzione deve arrivare attraverso altre vie, e la strada maestra per garantire l’autosufficienza alimentare è quella della tecnologia. In un’era di evoluzione tecnologia continua come quella che stiamo vivendo, è arrivato il momento di applicare le innovazioni anche all’agricoltura, che ormai non può più certo essere considerata un settore tradizionale.Quando si parla di tecnologia e agricoltura vengono subito in mente gli OGM – ad esempio la creazione di piante con una maggiore tolleranza alla salinità dell’acqua che va aumentando di pari passo con la diminuzione della disponibilità di questa risorsa –ma è una strada che non sempre è percorribile. È necessario trovare soluzioni tecnologiche alternative che possano garantire un sensibile risparmio delle risorse principali, acqua e terreno, e allo stesso tempo garantire la sicurezza alimentare.Un esempio di tecnologia ‘buona’ applicata all’agricoltura è sicuramente l’irrigazione a goccia che permette un notevole risparmio di acqua e, quindi, anche il suo stoccaggio e la ridistribuzione in particolar modo nei paesi dove questa risorsa è più scarsa.Altra alternativa possibile sono le Vertical farms, ovvero coltivazioni ‘cittadine’ multistrato che non necessitano di suolo e consumano circa il 10% dell’acqua che normalmente verrebbe usata per le coltivazioni in pieno campo. In queste celle chiuse illuminate artificialmente, la distribuzione in strati della coltivazioni permette inoltre di evitare sprechi di fertilizzanti che sono ‘riciclati’ di strato in strato, non vi è necessità di antiparassitari, in quanto gli organismo infestanti non entrano nel sistema, e, inoltre, si avrebbe una produzione a ‘km 0’, dato che i vegetali potrebbero essere venduti direttamente ai supermercati della città.

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